Antichità e arte contemporanea come straordinaria scenografia

Un antico complesso monastico è il palcoscenico per eventi nazionali e internazionali nel cuore verde della Regione Umbria

Si racconta che la prima pietra per la costruzione di una chiesa e di un convento dedicati a San Nicola di Bari, nel paese di Gubbio, a quaranta chilometri da Perugia, fu posta nel 1631 dal Vescovo Ulderico da Carpegna, che da lì a poco sarebbe stato nominato Cardinale da Papa Urbano VIII. Dieci anni dopo, nel 1640, ventidue frati Cappuccini ne presero possesso, e la congregazione lo gestì fino al 1867, anno della soppressione degli ordini religiosi. Nel 1878 il Municipio di Gubbio trasformò l’edificio in una scuola agraria ma, in una ventina di anni, il convento fu definitivamente abbandonato e l’area divenne una cava di pietra per ristrutturare le case del paese. Negli anni ’60 del secolo scorso, il complesso venne recuperato come struttura alberghiera, conservandone le linee architettoniche e molti dei grandi saloni affrescati. Nel 1987 l’antico monastero fu completamente ristrutturato enfatizzando il carattere di borgo originario. Il corpo architettonico principale appare oggi in perfetta armonia con l’esteso parco circostante, ricco di alberi secolari e un magnifico oliveto. In occasione dei mondiali di calcio di Italia 90, l’albergo ospitò la squadra del Brasile e questo periodo segna l’inizio dello sviluppo turistico di Gubbio e del suo territorio. Il Park Hotel ai Cappuccini, dista una quindicina di minuti a piedi dal centro storico, e nel rispetto della sua origine, appare come un luogo di quiete, riposo e concentrazione. Per questo motivo è apprezzato dai partecipanti ai tanti congressi e seminari che vi si svolgono durante l’anno. La struttura unisce, in una equilibrata combinazione, antichi ambienti e nuovi comfort. L’arredo è prezioso, con numerose opere d’arte, affreschi del 1400, tele rinascimentali, arazzi fiamminghi e mobili unici, ma anche esempi di arte contemporanea italiana di grandi artisti come Giulio Aristide Sartorio, Giuseppe Capogrossi e Arnaldo Pomodoro. Gli ambienti eleganti sono ben inseriti nell’austera architettura conventuale. L’antica cisterna dei frati è stata trasformata in un’enoteca dall’ampia offerta di vini, champagne ed eccellenze del territorio come miele, marmellate, tartufi, cereali, olio, formaggio e salumi. Nel ristorante dell’albergo, il Nicolao, in una calda ed avvolgente atmosfera si propone la vera cucina umbra che affonda le sue radici nella civiltà contadina e nei ritmi della natura e delle stagioni. A disposizione degli ospiti e degli accompagnatori c’è la Cappuccini Wellness & SPA in cui si offrono le proprietà cosmetiche benefiche del mondo vegetale, in una perfetta fusione tra tecnologia e natura. L’hotel è la sola sede in Italia in cui il famoso fitoterapista ed erborista Marc Mességué propone dei parcours tailor made , che rispettano l’unicità di ogni persona e sono fondati sull’utilizzo delle erbe e su un’alimentazione sana. Organizzare un evento congressuale nel Park Hotel dei Cappuccini a Gubbio, è garantirsi un successo anticipato. La quiete dei luoghi, la creatività e la professionalità dello staff della struttura, le tradizioni e le possibili attività extra congressuali garantiscono un significativo supporto a qualsiasi attività. Nella continuità di questa vocazione, il Park Hotel ai Cappuccini, nelle 12 sale meeting da 6 a 450 persone, apporta ai congressi, ai seminari, workshop e meeting, oltre a splendidi spazi attrezzati, l’atmosfera e i servizi più giusti per la migliore riuscita.

Sala Capogrossi

La Sala Capogrossi è la più esclusiva del Centro Congressi. Prende il nome dagli affreschi che campeggiano sulle pareti eseguiti dall’artista romano Giuseppe Capogrossi che, con i suoi ideogrammi, rappresenta un unicum nel panorama del XX secolo. Ha una capienza di circa 200 posti distribuiti in comode poltrone rivestite in alcantara rosso e munite di ribaltine di appoggio incorporate nei braccioli. La suggestiva sala Eugubina è sicuramente la più suggestiva. Prende il nome dalle Tavole bronzee di Gubbio che descrivono le cerimonie religiose degli antichi umbri, risalenti al III-I secolo a.C. e scoperte nel 1444, sono conservate nel museo del Palazzo dei Consoli. Situata al primo piano di fronte al chiostro, ha un soffitto le cui arcate e le cui volte sono interamente costruite in mattoni ed esprimono la mistica semplicità monastica. Le piccole finestre a schiera trattengono la luce possente che ne esalta la bellezza architettonica. La sala Europa con i suoi 438 mq. è la sala più grande del Centro Congressi, caratterizzata dalla versatilità di utilizzo: con le sue pareti divisorie, insonorizzate e mobili, si possono avere diverse soluzioni per le più svariate esigenze congressuali. All’ingresso della sala si trova una segreteria attrezzata ed efficiente. La sala Verette è vicinissima alla segreteria della sala Europa e può essere usata come sala di appoggio e supporto o come sala autonoma per riunioni ed incontri. Per realizzare dei piccoli workshop ci sono quattro sale, quasi tutte con tavolo unico centrale, corredate, su richiesta, di materiale tecnico. Per finire, la Sala Iridio può ospitare piccole riunioni fino ad un massimo di 8 persone, la Sala Sbandieratori è predisposta per riunioni fino a 6 persone, la Sala Crociate per riunioni fino a 12 al pari della Sala delle Corporazioni.

Meeting ed eventi esclusivi

Una residenza aristocratica costruita a fine Ottocento immersa in un parco sulle colline che dominano Firenze per eventi di piccole dimensioni e indimenticabili cerimonie

Da alcuni anni la dimora storica Villa Cora di Firenze è entrata a far parte di The Leading Hotels of the World, la collezione internazionale che raccoglie le gemme dell’ospitalità indipendente, di lusso e fuori dal comune. A pochi passi dal centro storico, vicino al Giardino di Boboli e Palazzo Pitti, l’aristocratica villa domina la città dall’alto dei colli fiorentini. Chiamata La Grande dame d’Oltrarno questa splendida residenza, in puro stile neo-classico, fu costruita nel 1868 dal Barone Oppenheim per la moglie Eugenia Fenzi, ricca nobildonna fiorentina. La villa fu progettata da Giuseppe Poggi con Pietro Comarni Rossi che crearono un unicum architettonico secondo lo stile eclettico dell’epoca, che ancora oggi la rende affascinante.La villa rischiò di andar distrutta in un incendio che lo stesso barone Oppenhein voleva appiccare alla villa, colto da un raptus di gelosia dopo aver scoperto i tradimenti della consorte. Fortunatamente dissuaso, la villa si salvò, ma il barone se ne andò per sempre dalla città. Inaugurata durante la Firenze capitale del Regno d’Italia, nel tempo è rimasta uno dei maggiori simboli mondani e culturali di Firenze, ospitando personalità internazionali di grande rilievo. Dopo diversi passaggi di proprietà, Villa Cora divenne un esclusivo Grand Hotel alla fine degli anni ’60. Dopo un imponente lavoro di restauro e ristrutturazione durato tre anni, condotto dall’architetto Marianna Gagliardi, Villa Cora oggi offre a ogni suo ospite un’accoglienza speciale, dedicata. Nella villa principale le 30 suite si distribuiscono su 4 piani e stili. Le decorazioni s’ispirano rispettivamente a celebri personaggi che qui hanno soggiornato come l’Imperatore giapponese Hirohito a cui è dedicata la suite imperiale, all’amore per le rose di Eugenia, la moglie di Napoleone III, al mondo orientale e all’America degli anni ‘50. La struttura prevede tutte le tipologie di camere: classic e deluxe, junior suite, family, duplex e sette suite esclusive, una differente dall’altra. Ogni dettaglio è stato ideato per creare un ambiente unico dove lusso ed eleganza si uniscono armoniosamente e il gusto estetico è accompagnato da comfort di alta qualità.

La Spa

Splendida la piccola SPA interamente rivestita in boiserie e decori color oro, cxon una piccola palestra, un tepidarium, sauna e hammam. La piscina esterna riscaldata domina le colline circostanti verso la città. Villa Cora, grazie ai suoi ambienti eleganti e raffinati, è certamente il luogo ideale in cui organizzare un party esclusivo, un evento speciale o una festa di nozze unica. Le sale comuni, fastosamente decorate e situate al piano terra della villa principale, sono state ristrutturate nel pieno rispetto degli elementi originali ed offrono molteplici soluzioni per meeting e pranzi di lavoro, eventi e presentazioni. La Sala Moresca, d’atmosfera orientaleggiante secondo la cifra eclettica che contraddistingue la villa, è in grado di ospitare fino a 20 persone sedute e si adatta perfettamente a meeting riservati e cene di rappresentanza.

Una delle sale dell’Hotel

Il Salone degli Specchi – considerato la più bella sala da ballo della città di Firenze – è anche la sala più grande e la più maestosa; grazie al fascino degli originali decori barocchi si presta agli eventi più sfarzosi e ricchi, riprendendo la sua valenza originaria di luogo devoluto alla festa. La Sala delle Carte è dedicata invece alla tranquillità, al tè del pomeriggio o alla lettura ed è adiacente alla Sala Bianca, caratterizzata dalla maestosità del camino monumentale in marmo di Carrara e impreziosito da una statua neoclassica. Il Rooftop ampio ed elegante terrazzo che domina il parco e il declinare delle colline verso la città. La bellissima terrazza panoramica (150mq), grazie alla vista mozzafiato su Firenze, è la location ideale per scenografici eventi al calar del sole. Il ristorante è ospitato in un’ala della villa, occupata in passato dalla cantine. Un ambiente di classe, arredato con eleganza. Il menù à la carte, selezionato personalmente dall’Executive Chef Alessandro Liberatore, offre una proposta di continua ricerca che presenta solo prodotti di stagione e prevalentemente del territorio. A colazione il ricco buffet comprende una varietà di prodotti freschi artigianali da forno, come dolci, croissant e vari tipi di pane, frutta fresca e succhi, uova preparate in diversi modi, formaggi assortiti, pesce affumicato e affettati. A pranzo, dal lunedì al venerdì, è possibile provare la proposta business lunch, menù speciale per colazioni di lavoro e pranzi d’affari che combina un ambiente di grande riservatezza a un servizio di alto livello. La passione per una cucina semplice, un approccio che identifica il vero lusso con la selezione di materie prime eccellenti e l’impegno nella ricerca per riportare alla luce i sapori autentici della tradizione italiana, sono questi gli ingredienti che rendono importante l’esperienza enogastronomica. Completano gli spazi dedicati ai “sensi” la fornitissima cantina e la sala da fumo dove si possono degustare distillati selezionati e consumare sigari pregiati provenienti da tutto il mondo. L’offerta eno-gastronomica è arricchita tutto l’anno con cene a tema, eventi in collaborazione con grandi chef, corsi di cucina e degustazioni di vini e olio-extra vergine di oliva. A richiesta si possono organizzare wine tasting guidati dagli esperti maitre durante i quali gli ospiti possono comparare di diversi produttori in abbinamento con assaggi di prodotti locali e degustazioni multisensoriali.

Ottimismo e preoccupazioni

Dalla manifestazione di Rimini arrivano analisi e tendenze per il settore turistico e dell’ospitalità che raccontano il passato, ma servono poco per scenari futuri

Dopo la grande crisi, il turismo sembrava essersi rimesso in moto. Questo è quanto era emerso dal TTG Travel Experience tenutosi lo scorso ottobre nel quartiere fieristico di Rimini insieme a SIA Hospitality Design e SUN Beach& Outdoor Style. Una ripartenza che appena qualche mese fa si alimentava nella fiducia e sui numeri – aveva esordito il ministro del Turismo Massimo Garavaglia – Nel 2021 il nostro PIL è cresciuto del 6% e continuerà a crescere di almeno un altro 4% l´anno venturo, e ciò ci porterà a riassorbire questi due anni di pandemia”. Un ottimismo non esagerato ma che oggi dovremo forse riconsiderare. “Il turismo, per l´Italia, – ha sostenuto il ministro Garavagliapuò tranquillamente arrivare al 20% del Pil, l´importante è organizzarsi e programmare. Nel PNRR i fondamentali ci sono, anche per il digitale, e poi ci sono i due miliardi per la qualità del sistema ricettivo”. Andamento della pandemia permettendo, si tratta di una grande opportunità che l´Italia deve saper cogliere per dotarsi di infrastrutture adeguate e per far rifiorire le proprie bellezze e intercettare e gestire al meglio i flussi europei e internazionali verso il nostro Paese. “L´Italia ha bisogno di normalità, i turisti torneranno – ha assicurato il presidente di Federalberghi Bernabò BoccaPer il 2022 bisogna attuare un piano di ristrutturazione, dopo un anno in cui per gli alberghi è mancata la componente intercontinentale dal Far East e Russia. Le imprese hanno perso circa il 70% del fatturato. Siamo il primo Paese in Europa per numero di alberghi, 33 mila hotel e 1,3 milioni di camere. L´unica cosa che bisogna fare è ristrutturare e dare aiuti selettivi in base al fatturato”. Oggi è evidente che la fiducia e la speranza sono tutte riposte sull’azione dei vaccini e la protezione garantita dal Green Pass. C’è ancora bisogno, però, di misure di sostegno per le imprese, come il fondo rotativo per le imprese alberghiere, e oltre al PNRR si dovrà attingere anche ai fondi strutturali europei. “La pandemia ha accelerato processi già in corso e ha fatto sì che gli Italiani riscoprissero l´Italia come destinazione per le loro vacanze – ha ricordato Giorgio Palmucci, presidente di ENIT – ma per raggiungere e riportare da noi i turisti provenienti da tutto il mondo, abbiamo sviluppato nuove strategie e attività per l´hub digitale. Ora è importante lavorare assieme per tornare a portare in alto le eccellenze italiane e per la ripresa dei flussi turistici, soprattutto quelli intercontinentali dal Medio Oriente, Asia e le Americhe”.

Ingresso Fiera di Rimini

La domanda che oggi in molti operatori si pongono è se possibile programmare per il 2022 e gli anni a venire, le proprie iniziative partendo dai dati del 2021. (+46% per il turismo balneare e circa il 20% per quello montano, lacuale e termale). La risposta è positiva per quanto riguarda gli italiani che continueranno a scegliere località vicine. Per circa l’80% nelle regioni limitrofe, e la quota restante nella stessa regione. Come favorire gli arrivi nelle città d´arte, che da sempre sono state una tradizionale meta degli stranieri? Una quarta ondata e l’incertezza sulle riaperture totali delle frontiere e sulle restrizioni sanitarie per i turisti europei ed extra Ue potrebbero rimettere in discussione le più rosee previsioni. Un nuovo calo dei fatturati dei servizi turistici nel loro complesso che ricada ancora soprattutto sulle attività ricettive, si ripercuoterebbe sull´occupazione del comparto alberghiero, già diminuita di circa il 40% fra tempo indeterminato e determinato.

Ospiti nel Palazzo del Doge per rivivere le atmosfere della Repubblica

Uno dei più antichi palazzi di Venezia può ospitare eventi fino a cento persone in sette prestigiose sale attrezzate

L a carica di doge ha rappresentato l’istituto di potere supremo della Repubblica di Venezia, dalla sua istituzione nel 697 alla caduta della Repubblica nel 1797. Il ruolo, in oltre mille anni, ha vissuto una profonda evoluzione, mantenendo comunque un forte valore simbolico che attraeva le famiglie aristocratiche. Lo sfarzo delle varie cerimonie istituzionali rendevano la funzione ambita da molti, ma di fatto era appannaggio della sola aristocrazia che era nelle condizioni di poter contribuire al proprio mantenimento: fra questi, un esempio può essere Andrea Gritti, settantasettesimo doge della Repubblica di Venezia, che dopo due anni dalla sua elezione trasformò nella sua residenza privata un bel palazzo situato sul Canal Grande, realizzato su commissione nel 1457 dalla nobile casata dei Pisani. Oggi, quello stesso palazzo, a pochi passi da Piazza San Marco, è conosciuto come il Gritti Palace, noto hotel di lusso dalla caratteristica facciata gotica, che sin dall’inizio del secolo scorso è dimora di un pubblico internazionale che lo ha eletto come uno degli hotel più esclusivi del mondo. 61 camere e 21 suite, tutte ispirate al leggendario patrimonio storico veneziano, che hanno ospitato personaggi illustri come Peggy Guggenheim ed Ernest Hemingway. Ciascuna delle camere e suite è unica e vanta spettacolari vedute del Canal Grande, dalle camere doppie in stile ‘700 veneziano, ornate con legno dipinto a mano, fino alle suite Deluxe dall’atmosfera romantica tipicamente veneziana, affacciate su Santa Maria del Giglio. Insomma, dal design artistico delle sue esclusive suite e leggendarie terrazze alla Scuola di cucina epicurea, dalla Riva Yacht Experience alla Riva Lounge, il Gritti Palace accoglie generazioni multiple di influencer d’élite a livello globale, che si riuniscono nei suoi interni per esplorare, degustare e festeggiare. E proprio agli incontri è dedicata un’ampia superficie, ben 738 m², suddivisa in sette sale per eventi (la più grande delle quali può ospitare sino a 100 ospiti).

I salotti d’epoca, il servizio impeccabile e la superba posizione sul Canal Grande rendono l’hotel il luogo ideale per eventi speciali e riunioni, come una serata di gran gala, il lancio di un prodotto esclusivo o un incontro di affari importante. Tutti gli ambienti dedicati sono già stati scelti da prestigiose società, come Bentley, che vi ha tenuto il lancio mondiale della Silver Spur, e Christies, durante le ultime tre edizioni della Biennale di Venezia. Ma non solo. Per chi volesse unire il lavoro al piacere e al relax, la struttura è dotata di un centro fitness dotato delle migliori attrezzature disponibili e di una Spa di altissimo livello. Quest’ultima, in particolare, è stata progettata con il preciso intento di creare un luogo che ponesse l’uomo e le sue esigenze, al centro di un percorso intimo e individuale con la sola finalità di riportare alla luce il valore del proprio spirito. A questo fine, le tecnologie più avanzate sono state combinate con la forza decorativa dei mosaici di Orsoni, dei vetri di Murano, dei marmi dai toni caldi e dei legni in wengè per una percezione che deve rivelarsi rarefatta ma pur sempre tangibile. Lo spazio è raffinato e avvolgente, impreziosito daIl’equilibrio fra l’opera dei maestri veneziani con il design di forte stampo contemporaneo. L’illuminazione a led, presente in ogni ambiente, ha la precisa funzione di avvolgere lo spazio e il cliente in un’estasi regale. La Spa offre suite da utilizzare sia singolarmente sia in coppia per sostenere l’intera gamma dei trattamenti. Docce emozionali, bagno turco, cabine clienti e l’area dedicata ai trattamenti sono quindi avvolte dallo stesso prestigioso sfarzo dei marmi bianchi di Namibia, del parquet in wengè e degli intarsi in mosaico dorato che caratterizzano l’intera zona benessere.

Tanti eventi in un vecchio Molino

L’Hilton Molino Stucky di Venezia è stato premiato dal 2013 per otto anni consecutivi come la sede più prestigiosa per tenere un congresso o una convention internazionale

Venezia è una delle Città d’Arte italiane che più ha risentito della crisi del turismo, in particolare di quello congressuale. Nella scorsa estate le cose sembravano essersi messe per il meglio, con la Biennale ad attrarre visitatori da tutto il mondo e l’attivazione del sistema di paratie destinate a difendere Venezia dall’acqua alta. Peraltro, il fascino e bellezza di una delle più belle città del mondo rappresentano la migliore garanzia che, non appena la pandemia si sarà smorzata, i turisti torneranno a popolare le isole e le calle cittadine. A chi visita Venezia per la prima volta non passa inosservato un imponente edificio che dall’isola della Giudecca si affaccia sull’omonimo canale. Si tratta di una delle costruzioni industriali più alte di Venezia, costruito su iniziativa dell’industriale di origine svizzera, Giovanni Stucky, che aveva iniziato la sua attività professionale come montatore nel settore dei mulini. Alto quasi due metri e dalla folta barba bionda, l’imprenditore si trasferì nella laguna avendo intuito che, all’epoca, il trasporto su acqua del grano era più veloce e conveniente rispetto a quello su terraferma. Giovanni Stucky, oltre che del Palazzo che oggi ospita l’Hilton Molino Stucky Venice, fu proprietario anche del prestigioso Palazzo Grassi e promotore della Biennale d’Arte. La sua è una figura leggendaria, come testimonia il suo omicidio avvenuto per cause misteriose nel maggio del 1910. Il primo progetto del Mulino, che è stato a lungo considerato fra i più belli costruiti a cavallo del XVIII e XVIX secolo, è del 1884 a opera dell’architetto Ernst Wullekopf che lo volle con la classica e caratteristica facciata e la torre neo-gotica. Terminato di costruire nel 1895, lo stabilimento industriale, attraverso numerosi ampliamenti, arrivò a coprire oltre 30mila mq. Del progetto originario la struttura mantiene la suddivisione in due aree (una maggiore, a sviluppo verticale, una seconda più bassa) e la storia dell’ex-granaio si riflette nelle sue travi imponenti e nei soffitti a forma di silos, nelle torrette appuntite e negli esterni restaurati di mattoni rossi, nei giardini rigogliosi e nelle finestre alte e strette. La trasformazione in albergo è avvenuta dopo un restauro completo del palazzo che ha richiesto dopo un attento studio che garantisse completa aderenza al disegno originale della costruzione, oltre quattrocentocinquantamila mattoni .

Esterno della SPA

Attualmente la struttura è composta da 13 edifici distribuiti su nove piani. Le camere sono 379, di cui 88 Executive, 44 Suite e 1 Suite presidenziale di 300 mq, tutte dotate delle più moderne tecnologie. Un elemento straordinario aggiunto nel corso della ultima ristrutturazione è la piscina panoramica all’ultimo piano dell’edificio Arsenale, a un’altezza di 35 metri sul livello del mare, l’unica nella città con vista a 360 gradi che consente di avere un panorama mozzafiato sui canali di Venezia. All’interno del Molino Stucky Hilton si trova la “Bars & Restaurants Collection”, ovvero bar e ristoranti, intimi, romantici e raffinati. La filosofia è quella di utilizzare prodotti semplici ma di altissima qualità, selezionati dallo Chef secondo il ritmo delle stagioni, nel rispetto della cultura gastronomica italiana. L’hotel ospita un ampio Centro Benessere con palestra di 600 mq, accessibile direttamente in ascensore dalle stanze o tramite una entrata dedicata che si apre nel retro del vecchio molino, lì dove ora è posta la statua che ricorda il suo fondatore. L’Hotel rappresenta il più grande centro congressi di Venezia comprensivo de la Venetian Ballroom, sala plenaria estesa su 1000 m2 ed ulteriori 13 sale meeting, ideali per piccoli eventi e capaci di offrire la flessibilità di cui si può aver bisogno. Un team eventi dedicato dell’Hilton Molino Stucky offre un servizio di alto livello, riconosciuto dal titolo di vincitore come Europe’s and Italy’s Leading Conference Hotel ai World Travel Awards – per l’ottava volta consecutiva dal 2013. La location è ideale per congressi, conventions, feste a tema, lanci di prodotto, sfilate, e cerimonie di premiazione.

Chiusure degli hotel e licenziamenti tra crisi, ristrutturazioni e acquisti

La crisi non accenna a finire e molte strutture alberghiere in assenza di clienti preferiscono chiudere. Per ristrutturare. Ma intanto c’è chi compra…

Le città d’arte sono quelle che stanno pagando il prezzo più alto per la crisi del turismo e del settore congressuale. In particolare Roma, dove – secondo l’Ente bilaterale del turismo – ci sarebbero 8 mila posti di lavoro a rischio negli alberghi della Capitale. La veloce diffusione dei contagi nelle ultime settimane ha comportato molte disdette e la cancellazione delle poche manifestazioni, delle fiere e degli eventi in programma. Dei circa 1280 hotel cittadini almeno 350 non hanno mai riaperto da marzo 2020, e di questi molti probabilmente non riapriranno. A essere colpiti soprattutto gli alberghi di lusso, molti dei quali appaiono come abbandonati nonostante abbiano fatto la storia della capitale d’Italia. Hanno già chiuso il Majestic di Via Veneto, lo Sheraton Roma Hotel & Conference Center con le sue 640 camere, 30 sale adibite a convegni e conferenze che sono vuote dal 16 marzo 2020, Giorno in cui ha chiuso i battenti senza più riaprire. Prima in cassa integrazione e poi licenziati tutti i 164 dipendenti: addetti alle camere, operai, amministrativi, chef, prenotazioni e ricevimento oltre che segretari e front office manager. Si pensa che a breve chiuderà anche l’Hotel Cicerone, ma il rischio è che a breve altre strutture verranno definitivamente sbarrate. La chiusura del Fis (fondo integrazione salariale) al 31 dicembre 2021 non mette in ginocchio solo gli alberghi perché a essere risucchiate nella crisi sono anche le guide turistiche, i tour operator, le aziende dei grandi eventi, la ristorazione, i servizi al turismo, i taxi, gli Ncc, le aziende di pulizie, lavanderia e manutenzione. L’elenco delle aziende sull’orlo della chiusura è drammaticamente lungo. Nei due ultimi anni a Roma si è registrata una contrazione della domanda del -81,2%, con un conseguente taglio di oltre il 70% del valore della spesa turistica registrata nel 2019 e del 75% il fatturato delle imprese di settore. Un calo che ha avuto ripercussioni anche sul Pil nazionale con un -1,97%. Per il presidente dell’Associazione di categoria, Giuseppe Roscioli, “la recente chiusura di alcuni grandi alberghi, è solo la punta di un iceberg: tutto il mondo del turismo è ormai in cortocircuito” L’emergenza durerà ancora a lungo e per contrastarla si aspetta il ripristino della Cassa integrazione Covid, il sostegno alle aziende in affitto con il credito di imposta e quelle di proprietà con la sospensione della rata Imu. In questa fase serve bloccare i licenziamenti nel settore in particolare nelle città d’arte. In questo scenario s’inseriscono i sospetti che le società proprietarie degli hotel vogliano sfruttare le chiusure per realizzare lavori di ristrutturazione, restauro e ammodernamento che oggi vengono presentati come improcrastinabili. Dopo i lavori, che di norma possono durare anche uno o più anni, gli alberghi riapriranno al pubblico e le Società non avranno alcun obbligo con gli attuali dipendenti licenziati. Altro aspetto da considerare è l’interesse mostrato, nonostante la crisi, verso gli alberghi italiani. Bill Gates e il suo marchio di hôtellerie Four Seasons, proprietario di oltre 100 hotel e resort di lusso dislocati in 47 Paesi in tutto il mondo, hanno da poco comprato lo storico Danieli, il più antico hotel di Venezia, che sarà pronto nel 2024 ed ospiterà fino a 200 camere. L’acquisto segue la recente apertura del San Domenico a Taormina, acquistato nel 2016, e fa parte di un progetto più ampio, che vedrà forse intensificarsi la presenza del brand nell’ospitalità di lusso in Italia. Una strategia controcorrente che si basa su acquisti a prezzi di realizzo o su analisi predittive che a noi italiani sfuggono.

Che futuro attende le agenzie di viaggio tradizionali?

La crisi degli ultimi anni sta eliminando tante piccole realtà territoriali che già soffrivano della concorrenza dei grandi portali di prenotazione aeree e alberghiere. Come sopravvivere?

Solo quando la pandemia sarà un brutto ricordo si potrà stilare l’elenco dei settori economici che più hanno sofferto la crisi che all’improvviso si è abbattuta e ha travolto l’Italia e il mondo intero. Allora risulterà che le imprese del commercio e della ristorazione, della cultura, dei servizi, dei trasporti e del turismo occupano sicuramente e stabilmente, da almeno due anni, i primi posti. Quella delle agenzie di viaggio e dei tour operator è una specifica categoria in crisi, anche perché stava già vivendo un momento di diffoltà, sotto attacco a causa della trasformazione digitale dei modelli di acquisto dei viaggi e delle vacanze. Solo in Italia stiamo parlando di oltre 13 mila imprese e ottantamila addetti che corrono il rischio di chiudere e rimanere definitivamente a casa. L’intero comparto del turismo organizzato è rimasto quasi bloccato per lunghi periodi, in pratica, durante tutta la pandemia. Il settore, pre-covid, generava un volume d’affari di oltre 13 miliardi l’anno, un vlume di affari che gli interventi e sostegni governativi non sono evidentemente stati in grado di ripristinare. Da tempo le principali associazioni del comparto Astoi, Fiavet, Fto-Confcommercio, Assoviaggi-Confesercenti, Aidit e Maavi, si sono coordinate per affrontare in maniera unitaria la crisi e per gridare con una sola voce che il tempo è ormai scaduto. Neanche il minimo risveglio del mercato registrato prima che la terza ondata del Covid ributtasse il paese nel panico, sarebbe bastato a ridare energia alle tante piccole e grandi agenzie di viaggio sparse sul territorio nazionale ma, almeno, si era aperto uno spiraglio in uno scenario dalle prospettive a dir poco catastrofiche. Il settore infatti, ha visto un crollo di 3 miliardi di euro nel 2020 e ha chiuso il 2021 in una situazione ancora peggiore, probabilmente intorno ai 2,5 miliardi di ricavi, con una riduzione superiore all’80%. Sono scesi quasi a zero i viaggi degli italiani verso l’estero che nel 2021 hanno manifestato una flessione superiore al 92% a causa della chiusura di quasi tutte le mete extra Ue.

Anche il business travel ha perso tre quarti del suo giro d’affari e il settore eventi ha registrato un tonfo dell’80%. Grandi le difficoltà per l’incoming organizzato che è crollato l’assenza di stranieri con un calo del 54,6%, mentre il turismo scolastico è stato completamente azzerato per il terzo anno consecutivo. Queste le cifre segnalate dagli operatori che chiedono con urgenza nella legge di bilancio la proroga almeno fino a giugno 2022 della CIG covid che è scaduta il 31 dicembrescorso, e il rifinanziamento del fondo ad hoc per agenzie viaggio e tour operator con almeno altri 500 milioni di euro. Agenzie di viaggio e tour operator pensano che anche l’estensione del credito d’imposta sulle locazioni commerciali e affitto d’azienda fino al 30 giugno 2022 potrebbe rappresentare una goccia nel mare della crisi. Ci si aspetta che a breve si possano aggiungere, con l’ampliamento della platea vaccinale, la rimozione del divieto di viaggiare per Turismo e un ricorso maggiore a protocolli di sicurezza efficaci, in maniera da premiare i viaggiatori immunizzati, e non ultimo, interventi di natura finanziaria con la creazione di un prestito ponte di almeno 24 mesi a tasso zero per consentire alle imprese di rimborsare i voucher viaggio non utilizzati che scadranno a breve. A fronte di una perdita del settore che in in 20 mesi ha raggiunto circa 20,5 miliardi, non è solo una questione relativa alla quantità di aiuti governativi previsti – il Governo ha finora stanziato meno di 700 milioni – ma anche dei tempi con cui gli aiuti sono arrivati, apparentemente con il contagocce, tant’è che ci sono ancora decine di milioni da distribuire. Il quadro è certamente molto negativo ma ad onor del vero, lo Stato italiano per Tour operator e agenzie di viaggio ha già speso molto di più, visto che dall’inizio della pandemia è stato fatto ricorso a un uso massiccio degli ammortizzatori sociali con la quasi totalità delle imprese con il personale in cassa integrazione al 100%. Non bisogna infatti dimenticare che il 98% delle aziende non sarebbe stato in grado di coprire il costo del lavoro senza ammortizzatori e più dell’80% ha pensato di fare licenziamenti. Certamente i dati e gli scenari futuri sono estremamente preoccupanti soprattutto poiché nel comparto delle agenzie turistiche, il 70% degli occupati sono donne, circa 60mila, cui questa crisi se dovesse prolungarsi a lungo farebbe perdere il lavoro. In questa maniera si butta all’ortica non solo l’occupazione, ma anche tanta professionalità e numerose imprese in rosa. 9

La trasformazione digitale del settore del turismo e dei congressi

Prof. Colombo, lei ha recentemente scritto che la pandemia ha profondamente modificato il mondo del turismo e dei congressi e che le nuove tecnologie assumeranno un ruolo sempre più importante. Può spiegarci in che modo?

E’ successo tutto in maniera estremamente veloce, abbiamo assistito a un’adozione di massa di tecnologie che hanno repentinamente cambiato le abitudini di milioni di persone in tutto il mondo, a qualsiasi livello, giovani e anziani indistintamente per istruzione e fascia di reddito. Sono le abitudini di una nuova normalità che imporranno una trasformazione radicale nel modo di viaggiare e nell’organizzazione degli eventi, attività cui non si potrà rinunciare ma che renderanno necessarie, da parte degli operatori, altre competenze, in cui sarà necessario adottare nuove e stringenti misure di sicurezza. Nella convegnistica, poi, bisognerà esprimere creatività e acquisire ancor più competenze digitali per produrre un adeguato mix “ibrido” di partecipazione in presenza, associata a contributi a distanza.

Oltre alla paura per il diffondersi del virus, quali altri fattori stanno determinando i cambiamenti?

In primo luogo la crescente attenzione per il rispetto dell’ambiente, unita alla necessità di tagliare i costi, che ha già favorito lo sviluppo dell’home working anche nella sua accezione del nomadismo digitale. Questi fattori costringeranno le aziende a modificare i comportamenti anche in termini di immagine, sacrificando notevolmente le trasferte d’affari. Se prima del Covid-19 la videoconferenza era riservata a pochi nerd tecnologici collegati su Skype in tre, ora sono disponibili molte piattaforme utilizzate per riunioni aziendali, corsi di formazione a distanza e durante il lockdown, perfino per riunire amici in feste e AperiZoom.

Si tratta di un problema solo italiano oppure è sentito anche a livello internazionale?

Il problema coinvolge tutti i Paesi, tant’è che il tema è stato affrontato anche nella Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici COP26 di Glasgow, a cui ha fatto seguito il varo del Sustainable Tourism Global Center lanciato dal principe ereditario dell’Arabia Saudita, Mohammed Bin Salman, che si propone di accelerare la transizione del settore turistico verso le emissioni zero.

Come ha risposto l’Italia?

Per il momento bene. Nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza il nostro Paese si è impegnato a varare una riforma dedicata all’adozione di criteri ambientali minimi per migliorare l’impronta ecologica degli eventi, anche attraverso l’inclusione negli appalti pubblici degli eventi finanziati di non meglio identificati criteri sociali e ambientali.

A cosa potrebbe portare questo impegno del Governo?

Certamente a maggiori misure di sostegno per l’economia fieristica e congressuale, non solo per ristorare le perdite subite ma soprattutto per formare le competenze e dotare le sedi destinate a meeting di strumenti, di infrastrutture tecnologiche e di un’adeguata connettività.

Pensa che riusciremo a ritornare alle condizioni e agli scenari di una volta?

Negli ultimi due anni, in moltissime situazioni gli unici eventi che sono stati possibili sono stati realizzati solo in formato online, tornando in presenza, però, non sarà più immaginabile aspettarsi di ripartire business as usual o aggiungendo una semplice connessione e una trasposizione della videocall sugli schermi delle sale congressi. Sarà essenziale, invece, sapersi proporre con soluzioni innovative per sviluppare una congressistica in realtà aumentata e olografica che introduca nuove interazioni, in grado di favorire anche situazioni di networking.

Non pensa che ciò aumenterà la frustrazione di chi era abituato a fare affari e incontrarsi in persona?

In quella che oggi si chiama era del Metaverso la solitudine delle esperienze di fruizione in realtà virtuale, che è stata la principale causa della sua scarsa diffusione, sarà superata proprio per la possibilità di fare esperienze socializzanti e di riunire persone a distanza per vivere piacevoli momenti di condivisione.

Quali altri strumenti digitali sono ormai essenziali?
La pandemia ne ha imposto diversi, l’uso del QR Code per il controllo green pass o per accedere in modalità contactless/touchless al menu di bar e ristoranti o a check in. Per il mercato fieristico e congressuale, le tecnologie di riconoscimento biometrico, che introdurranno problemi per la privacy e la sicurezza. Cosa si auspica per il futuro? Che si utilizzino i fondi non solo per mettere vincoli o introdurre astruse procedure burocratiche, ma soprattutto per aiutare le imprese degli eventi e congressi a essere più flessibili e competitive.

Turismo di prossimità e slow tourism due trend con target diversi

Il turismo di prossimità ha le sue regole, che spesso le grandi agenzie, ma anche gli alberghi italiani, avevano in parte trascurato. Programmare viaggi brevi per riscoprire le bellezze di luoghi vicini casa, alla ricerca di piccoli borghi e mete naturali da esplorare, presuppone strategie di marketing più concentrate, in particolare sui territori limitrofi, promozioni mirate, politiche di prezzo speciali. Ricerche condotte da alcuni dei più importanti motori di ricerca indicano che circa un terzo degli intervistati per le prossime vacanze non si spingeranno oltre i 90 minuti in treno o in macchina dalla propria casa. Faranno vacanze più brevi e in luoghi che non vengano percepiti come affollati. Meglio allora, se il soggiorno è in un piccolo borgo di montagna, in un albergo diffuso o in un agriturismo, in una forma di turismo lento che prevede escursioni a piedi, all’aria aperta, in bicicletta, vicino alle città d’arte. Quello che colpisce, però, è che ad avere la maggior richiesta sono le località dotate di piscine naturali in cui poter nuotare, cascate, corsi d’acqua e laghi. Risulta così che mentre alcune piscine naturali sono già ben note, altre sono state riscoperte grazie ai social network, all’interno di parchi o aree montane. Gli esperti spiegano questa tendenza col fatto che molti sentono di aver perso il contatto con la natura e cercano, quindi, attraverso l’immersione nell’acqua fresca e pura di sorgenti, laghetti e ruscelli, un’interazione positiva sia per il corpo che la mente. Sarebbe però un errore confondere o sovrapporre il turismo di prossimità con il cosiddetto slow tourism. Il primo, infatti è una conseguenza quasi obbligata della situazione sanitari attuale, e rappresenta, in definitiva, specie per i viaggiatori abituati a girare il mondo, una consolazione a un desiderio insoddisfatto. Apprezzeranno quindi di più mete poco conosciute e inesplorate (undertourism) nella speranza che la protezione offerta dai vaccini, ci farà tornare prestissimo alla normalità, con la possibilità di tornare a volare e viaggiare ovunque. Questa popolazione di viaggiatori ha come la sensazione che un altro anno è perso ma è pronta a ricredersi lì dove, più o meno casualmente, s’imbatte in percorsi e degustazioni di prodotti tipici, sulle strade del vino e dell’olio, nei distretti dei prodotti DOP, scoprendo piccole cantine dove assaggiare specialità tipiche. Può sembrare lo stesso obiettivo di chi viaggia a piedi, a cavallo, in bicicletta, o anche in camper, per scelta e per scoprire le origini dei prodotti, vedere da vicino luoghi nuovi e ammirare da vicino le tante particolarità italiane. Qualunque sia la motivazione di fondo, l’esigenza di viaggiare in sicurezza, resta una delle grandi priorità anche per il 2021, e di questa esigenza tutti gli operatori del turismo non potranno non tenere conto, se vogliono anche quest’anno salvare, seppure in parte, la propria stagione. Un’ultima domanda cui le ricerche hanno provato a dare una risposta: è possibile proporre un turismo di lusso di prossimità? La risposta è si, e riguarda le strutture ricettive, di charme e dotate di SPA, dimore e ville storiche, cui possono accedere in pochi, in cui rilassarsi, per godersi una vacanza splendida e servizi personalizzati. Ma anche l’affitto di barche, per vivere una vacanza in mezzo al mare, senza dover pensare a mete troppo lontane. Ancora qualche incertezza, invece, sulle crociere anche quando offrono alti livelli di sicurezza e porti tutti italiani.

Ambasciatori IORA in visita al Cruise Terminal di Civitavecchia

Ambasciatori IORA a Civitavecchia Nell’ambito delle attività dell’Italy-IORA Committee, volte a promuovere la cooperazione tra l’Italia e l’Indian Ocean Rim Association, il Ministero degli Affari Esteri, ha organizzato, insieme a Federazione del Mare, Costa Crociere e il Festival della Diplomazia, una visita al Roma Cruise Terminal di Civitavecchia, dedicata a una delegazione di Ambasciatori di Australia, Bangladesh, Indonesia, Iran, Kenya, Malaysia, Madagascar, Mozambico, Sri Lanka, Sud Africa. Tema dell’incontro “Sustainable Cruise Turism” e il potenziale mercato per il turismo crocieristico internazionale.
L’incontro è proseguito con i saluti istituzionali di Francesco Tomas, Comandante del Porto di Civitavecchia, di Valentina Corrado, Assessore al Turismo Regione Lazio e di Ernesto Tedesco, Sindaco di Civitavecchia e Mario Zanetti, DG Costa Crociere.