La trasformazione digitale del settore del turismo e dei congressi

Prof. Colombo, lei ha recentemente scritto che la pandemia ha profondamente modificato il mondo del turismo e dei congressi e che le nuove tecnologie assumeranno un ruolo sempre più importante. Può spiegarci in che modo?

E’ successo tutto in maniera estremamente veloce, abbiamo assistito a un’adozione di massa di tecnologie che hanno repentinamente cambiato le abitudini di milioni di persone in tutto il mondo, a qualsiasi livello, giovani e anziani indistintamente per istruzione e fascia di reddito. Sono le abitudini di una nuova normalità che imporranno una trasformazione radicale nel modo di viaggiare e nell’organizzazione degli eventi, attività cui non si potrà rinunciare ma che renderanno necessarie, da parte degli operatori, altre competenze, in cui sarà necessario adottare nuove e stringenti misure di sicurezza. Nella convegnistica, poi, bisognerà esprimere creatività e acquisire ancor più competenze digitali per produrre un adeguato mix “ibrido” di partecipazione in presenza, associata a contributi a distanza.

Oltre alla paura per il diffondersi del virus, quali altri fattori stanno determinando i cambiamenti?

In primo luogo la crescente attenzione per il rispetto dell’ambiente, unita alla necessità di tagliare i costi, che ha già favorito lo sviluppo dell’home working anche nella sua accezione del nomadismo digitale. Questi fattori costringeranno le aziende a modificare i comportamenti anche in termini di immagine, sacrificando notevolmente le trasferte d’affari. Se prima del Covid-19 la videoconferenza era riservata a pochi nerd tecnologici collegati su Skype in tre, ora sono disponibili molte piattaforme utilizzate per riunioni aziendali, corsi di formazione a distanza e durante il lockdown, perfino per riunire amici in feste e AperiZoom.

Si tratta di un problema solo italiano oppure è sentito anche a livello internazionale?

Il problema coinvolge tutti i Paesi, tant’è che il tema è stato affrontato anche nella Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici COP26 di Glasgow, a cui ha fatto seguito il varo del Sustainable Tourism Global Center lanciato dal principe ereditario dell’Arabia Saudita, Mohammed Bin Salman, che si propone di accelerare la transizione del settore turistico verso le emissioni zero.

Come ha risposto l’Italia?

Per il momento bene. Nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza il nostro Paese si è impegnato a varare una riforma dedicata all’adozione di criteri ambientali minimi per migliorare l’impronta ecologica degli eventi, anche attraverso l’inclusione negli appalti pubblici degli eventi finanziati di non meglio identificati criteri sociali e ambientali.

A cosa potrebbe portare questo impegno del Governo?

Certamente a maggiori misure di sostegno per l’economia fieristica e congressuale, non solo per ristorare le perdite subite ma soprattutto per formare le competenze e dotare le sedi destinate a meeting di strumenti, di infrastrutture tecnologiche e di un’adeguata connettività.

Pensa che riusciremo a ritornare alle condizioni e agli scenari di una volta?

Negli ultimi due anni, in moltissime situazioni gli unici eventi che sono stati possibili sono stati realizzati solo in formato online, tornando in presenza, però, non sarà più immaginabile aspettarsi di ripartire business as usual o aggiungendo una semplice connessione e una trasposizione della videocall sugli schermi delle sale congressi. Sarà essenziale, invece, sapersi proporre con soluzioni innovative per sviluppare una congressistica in realtà aumentata e olografica che introduca nuove interazioni, in grado di favorire anche situazioni di networking.

Non pensa che ciò aumenterà la frustrazione di chi era abituato a fare affari e incontrarsi in persona?

In quella che oggi si chiama era del Metaverso la solitudine delle esperienze di fruizione in realtà virtuale, che è stata la principale causa della sua scarsa diffusione, sarà superata proprio per la possibilità di fare esperienze socializzanti e di riunire persone a distanza per vivere piacevoli momenti di condivisione.

Quali altri strumenti digitali sono ormai essenziali?
La pandemia ne ha imposto diversi, l’uso del QR Code per il controllo green pass o per accedere in modalità contactless/touchless al menu di bar e ristoranti o a check in. Per il mercato fieristico e congressuale, le tecnologie di riconoscimento biometrico, che introdurranno problemi per la privacy e la sicurezza. Cosa si auspica per il futuro? Che si utilizzino i fondi non solo per mettere vincoli o introdurre astruse procedure burocratiche, ma soprattutto per aiutare le imprese degli eventi e congressi a essere più flessibili e competitive.