Congressi e Matrimoni: si riparte

Fra i settori più colpiti dalla crisi legata alla pandemia da Covid19 c’è sicuramente quello del catering nei grandi eventi. Ne parliamo con Andrea Scotacci, fondatore e proprietario dell’Apollinare Catering di Spoleto, dal 1992 una delle più importanti realtà italiane, che da anni cura tutte le reception del Festival della Diplomazia, inclusa la Cena di Gala finale nella prestigiosa Villa Madama. Signor Scottacci, ci parli di come il vostro comparto ha vissuto gli ultimi 18 mesi di pandemia. Il nostro settore è stato tra i più penalizzati. Quest’anno non si sapeva neanche quando sarebbe ripresa la nostra attività in ambito convegnistico e, soprattutto, nel wedding. Le persone che si sposano hanno bisogno di almeno due mesi di preparazione e quest’anno la stagione è in parte compromessa. In effetti, nonostante ci sia uno spiraglio, ho il sospetto che andrà ancora peggio dell’anno scorso, perché all’inizio la pandemia ci aveva colto di sorpresa ma abbiamo tutti capito che bisognava fermarsi per il bene collettivo, mentre ora le difficoltà sono legate alla paura di chi teme che il proprio evento potrebbe essere cancellato da un giorno all’altro.
Quando prevedete un ritorno alla normalità?
Siamo ottimisti, ma chi può dirlo? Sicuramente ci sarà un ritorno alla normalità ma non a breve. Probabilmente quest’anno gli eventi saranno ancora a numeri ridotti. Se i contagi caleranno come sembra, forse il prossimo anno, e la mia percezione è che c’è in tutti voglia di ricominciare
Possiamo ipotizzare che il Covid cambierà radicalmente il modo di organizzare eventi come quelli per i quali fornite servizi.

Quale immagina sarà il futuro del settore?
Per certo ci sarà una maggiore richiesta di sicurezza, sia negli allestimenti che nel distanziamento fra gli ospiti. Inoltre il servizio ai tavoli dovrà essere molto più accurato e si avrà difficoltà ad allestire buffet autogestiti. Il nostro personale dovrà essere sottoposto a continui controlli sanitari ma questo potrebbe riguardare anche gli invitati.
Come giudica il sostegno economico al vostro settore e quali ritiene che siano state le principali carenze? C’è ancora tempo?
Gli aiuti sono stati molto pochi, nell’ultimo decreto sostegni abbiamo preso l’1-2% del fatturato medio. L’Italia non è gode di ottima salute economica, pensavamo però che avremmo avuto almeno degli sgravi contributivi per assumere e ridurre il costo del lavoro. Ma sono mancati. Stiamo ricominciando a lavorare e assumere, ma ci troviamo ad affrontare la stagione con molti più costi, più tavoli e più personale, e il green pass ancora è un lato oscuro. Non so se è stato a causa di pressioni o scarsa organizzazione ma il mondo degli eventi, quello delle luci, delle location, dei fioristi, dei cinematografi è stato dimenticato.
Cosa stanno facendo le associazioni di categoria per supportare i propri iscritti?
La nostra associazione FEU sta facendo pressione sul governo ma finora è riuscita a concludere poco, forse non ci considerano un settore produttivo importante da essere nei loro pensieri.

Dobbiamo purtroppo aspettarci che molte attività come la vostra non superino la crisi?
Non sappiamo, per il momento noi teniamo duro. Ricominciando ce ne renderemo conto. Molti sono entrati in crisi, comunque vedremo.

Adda passà ‘a nuttata… ma i mesi trascorsi non si dimenticano

Adda passà ‘a nuttata, è una delle battute teatrali più famose scritte da Eduardo De Filippo. A pronunciarla è il medico quando, dopo estenuanti ricerche, viene finalmente trovato il farmaco che promette di salvare la vita di Rituccia, figliola di Gennaro e Amalia. Ma, nell’ultima scena di Napoli Milionaria, commedia scritta nel 1945 quando l’Italia era appena uscita dall’incubo della seconda guerra mondiale, è Eduardo, nei panni di Gennaro, che ripete la frase, ormai entrata, a pieno titolo, nella cultura popolare nazionale. Tant’è che questa espressione viene spesso usata in circostanze drammatiche, come simbolo di speranza e ottimismo, per rincuorare le persone angosciate, non solo da gravi condizioni di salute, ma anche dalle conseguenze lasciate da una crisi, economica o sociale, non ancora del tutto conclusa. Nel finale della commedia di De Filippo, Amalia guarda il marito con occhi interrogativi nei quali si leggono domande senza risposta: Come faremo? Potremo ritornare quelli di una volta? Quando? Gennaro intuisce e risponde con il suo tono di pronta saggezza: S’ha da aspettà, Ama’. Ha da passà ‘a nuttata. La pandemia da Covid19 non è stata una guerra ma i danni che ha provocato, soprattutto nel mondo turistico ricettivo e del MICE, sono di analoga portata. Scegliere, quindi, una frase portatrice di ottimismo, esattamente come fa il medico, speranzoso circa la guarigione della bambina della commedia, o come si mostra il padre, necessariamente fiducioso in un futuro che dovrà essere più luminoso di un recente passato buio, non è casuale. Sono in molti ad averci pensato in questi giorni, quando sembra che il periodo più difficile e senza precedenti, della nostra storia recente, stia per terminare. Abbiamo tutti bisogno di speranza e di momenti migliori. Lo si legge negli occhi di chi è tornato, seppur con molte limitazioni, a riempire i ristoranti all’aperto, a prenotare un albergo, a viaggiare, a organizzare un congresso o un matrimonio. Le buone notizie che riguardano la campagna vaccinale, il numero dei contagiati che scende, l’allentamento della pressione sugli ospedali e, soprattutto, vedere il pur piccolo ritorno dei turisti stranieri nelle nostre città d’arte, stanno rianimando la nostra vita quotidiana. Eppure sarebbe un errore pensare che sia tutto finito. Avremo un’altra estate caratterizzata per lo più da un turismo nazionale e di prossimità.

Il timore che le varianti del virus riducano l’efficacia dei vaccini, così come l’incertezza sulla loro sicurezza, aleggiano nelle discussioni che si ascoltano per strada o fra amici e parenti, a dimostrare che il grande panico che ha caratterizzato gli ultimi 18 mesi non si è ancora esaurito. La paura, si sa, è il più grande ostacolo alla mobilità, e quest’ultima è l’elemento indispensabile per rimettere in moto la ruota del turismo e dei viaggi. Non bisogna però rinunciare all’ottimismo, perché come scriveva Pier Paolo Pasolini:se non esistesse la possibilità di lottare contro tutto questo, semplicemente non sarei qui, tra voi, a scrivere.” Come però disse, anni fa, Romano Prodi: “Il passaggio dal pessimismo all’ottimismo si ha solo attraverso un’azione politica forte e coraggiosa”. Una cosa che, a mio parere, non si è ancora vista. C’è il rischio, infatti, che le norme meno restrittive emanate dall’ultimo DPCM facciano sembrare ciò che il settore ha vissuto dal febbraio 2020, come una cosa del passato, ormai conclusa, quasi da dimenticare. Difficile farlo, però, se si è rimasti chiusi per mesi, con ristori ridicoli, con bollette e tasse da pagare, in cassa integrazione o senza lavoro. Il ritorno del sorriso sulla bocca, la speranza per il futuro, non possono far cadere nel dimenticatoio le sofferenze patite, le frustrazioni, le perdite economiche, la depressione di tanti. Far ripartire interi settori che offrivano lavoro a milioni di persone non è semplice, certamente c’è bisogno di tanto ottimismo, ma nello specifico di importanti interventi che solo la politica potrà attuare, con l’aiuto del recovery fund europeo, ma soprattutto tramite una visione e una programmazione illuminata e creativa.

Abbiamo chiesto una prospettiva ci hanno dato l’elemosina

Dott. Guida Bardi, l’abbiamo vista più volte in televisione prendere posizioni dure verso le politiche del precedente Governo e dalle Regioni a supporto del settore alberghiero.

Quali ritiene che siano state le principali carenze e in che modo si sarebbe dovuto intervenire? C’è ancora tempo? La madre di tutte le carenze è quella culturale. Non avere avuto la capacità politica di comprendere che l’intero sistema imprenditoriale sarebbe precipitato in un’anossia profonda, è stato imperdonabile. Chi aveva responsabilità, dai governi locali a quello nazionale, hanno trascurato il grido che veniva dal mondo dell’accoglienza: albergatori, ristoratori, baristi, mondo dello spettacolo e dell’intrattenimento, palestre, sport, eventi, tutti abbiamo a gran voce chiesto una prospettiva, in cambio ci hanno dato l’elemosina. Una miopia intollerabile. Siamo ancora in tempo per rimediare? Sì, a condizione che si ascoltino le proposte di chi vive quotidianamente i problemi e li conosce e si abbia il coraggio di guardare lontano. Serve governare, con senso di equità e ottimismo. Il Covid ha cambiato il mondo dell’ospitalità e dei congressi, quale immagina che sia il futuro del settore? Il Covid ha cambiato il mondo, tout court. Ha cambiato la nostra percezione del prossimo, ha inoculato la paura e la diffidenza, ci ha chiuso nelle case e negli egoismi. Ma ha anche messo in luce i nostri limiti di organizzazione pubblica e, sono certo, quando tutto sarà finito avremo fatto progressi. Il mondo dell’ospitalità ha imparato procedure migliori perché i clienti siano certi di stare sereni, ha implementato la sanificazione e posto al centro delle politiche di accoglienza la salute dell’ospite. Penso sia stato un progresso. Il Covid ha anche mostrato quanto i contatti umani non possano essere sostituiti dai vari Zoom e quanto le persone abbiano bisogno di stare insieme, scambiare esperienze e divertimento. Ma ha ragione il presidente Draghi:Imprese e lavoratori in questo settore vanno aiutati ad uscire dal disastro creato dalla pandemia. Ma senza scordare che il nostro turismo avrà un futuro se non dimentichiamo che esso vive della nostra capacità di preservare, cioè almeno non sciupare, città d’arte, luoghi e tradizioni che successive generazioni attraverso molti secoli hanno saputo preservare e ci hanno tramandato”. Teniamo duro: la ripresa ci sorprenderà e dobbiamo farci trovare pronti. Dopo la polemica di questa estate che ha coinvolto la Sardegna, pensa che cambierà l’immagine o il modo di fare turismo nella sua regione? Le polemiche di quest’estate sono state eccessive e strumentali. La Sardegna è sempre stata un luogo sostanzialmente più sicuro di altre realtà nazionali e internazionali. Penso che anche la stampa dovrà mostrare maggior senso di responsabilità, dopo la sciagura Covid. La Sardegna rimane e rimarrà uno dei paradisi del pianeta e l’offerta turistica sarda ha un altissimo livello di qualità e di differenziazione: mare, cultura, enogastronomia, fascino. Chi mai può offrire di più? Le infrastrutture digitali della sua regione sono in grado di supportare la trasformazione che sembra essere in atto nel settore? Molto è ancora da fare, ma negli anni la Sardegna è stata sempre un leader di questo settore. Video On Line è stata uno dei primi Internet Service Provider d’Italia e l’Unione Sarda è stato il primo quotidiano on line d’Europa. Siamo la terra del CRS4 di Carlo Rubbia, insomma! Le sfide della modernizzazione sono ancora molte e conto che il prossimo Recovery Plan aiuti l’Italia intera ad essere all’avanguardia nel mondo. La Sardegna non si farà trascinare. Abbiamo imprenditori coraggiosi e visionari e giovani preparati ed europei: confido in loro. Cosa stanno facendo le associazioni di categoria per supportare i propri iscritti? Noi cerchiamo di lavorare al fianco di ciascuna bottega, di ciascun hotel, di qualsiasi ristorante e di tutte le aziende perché le istanze di chiunque siano rappresentate con forze presso le istituzioni e i decisori. Anche le associazioni di categoria, però, devono fare il grande salto per modernizzare procedure e decisioni: abbiamo bisogno di democrazia e di rappresentanza, ma anche di competenza e rapidità nelle decisioni. So di essere di parte, e me ne scuso, ma penso sempre che gli imprenditori siano una risorsa indefettibile per il Paese. Dobbiamo purtroppo aspettarci che molte strutture non superino la crisi? Anche nella sua regione c’è una corsa alla vendita come avviene in altre località italiane? Sfuggiamo dal pessimismo: abbiamo un nuovo Governo e molti soldi da spendere: difendere il sistema Italia significa aiutare le aziende sane a uscire dalla crisi e far sì che tutti, pur se malconci e incerottati, ci allontaniamo dalla pandemia rafforzati nel carattere e nella cultura d’impresa. Chi non se la sente di mangiare ancora pane duro, venda. Ma gli imprenditori non si arrendono mai.

Esterno Hotel Miramare di Cagliari

Studiare i trend del mercato per organizzare la propria ripartenza

Il mondo intero è impegnato nella lotta per vincere il Covid 19. Le statistiche registrano la tragica crescita del numero delle vittime, mentre a tutt’oggi manca ancora un dato ufficiale relativo alle imprese del turismo, del mondo congressuale e del turismo termale in grandissima sofferenza o addirittura chiuse. Gli albergatori su tutto il territorio nazionale, rappresentano la spina dorsale dell´economia del turismo italiano, e in prima persona, hanno vissuto un anno durissimo per i ripetuti lockdown. Per loro, alla pandemia sanitaria si è aggiunta la pandemia economica e sociale. Il turismo, infatti, non esporta merci ma importa persone. In molti si stanno interrogando su cosà cambierà nel mondo e in particolare nel nostro Paese. Identificare nuovi trends può aiutare a organizzare in anticipo la propria offerta turistica. I primi a ripartire saranno gli eventi sportivi di discipline differenti che attraggono contemporaneamente decine di migliaia tifosi e appassionati. Vale lo stesso discorso per gli eventi musicali che, quando sarà possibile organizzare in presenza, muovono grandi numeri di spettatori. Motivi di attrazione saranno i musei che avranno investito in ricerca e tecnologia digitale, i parchi naturali, i percorsi naturalistici, le piste ciclabili organizzate. Qualche difficoltà per le fiere internazionali che, negli ultimi mesi, hanno messo in piedi programmi virtuali così sofisticati da soddisfare già molti espositori. Inoltre la preparazione della partecipazione a una manifestazione fieristica in presenza richiede molti mesi e si basa sulla piena libertà di circolazione degli uomini e delle merci. Smart working e soluzioni di lavoro da remoto ridurranno i viaggi d’affari e, di conseguenza, a soffrirne saranno oltre che alberghi e ristoranti, anche taxi, treni e vettori aerei. Meno problemi per il turismo congressuale che vede molte categorie, in particolare i medici, pronti a ripartire al più Crescerà il turismo fuori stagione: perché la voglia di viaggiare degli italiani non si è esaurita e si proverà ad approfittare di prezzi e offerte ridotti. La pandemia ha creato difficoltà limitazioni specialmente ai Senior e portatori di disabilita, che erano considerati segmenti emergenti nel mondo del turismo. Lo stesso vale per le Famiglie che oggi sceglieranno destinazioni e ospitalità in strutture che sappiano realizzare proposte e avere servizi adeguati, in sicurezza, con competenza e professionalità. Sostenibilità è anche la parola d’ordine per le zone balneari che dovranno investire in materiali eco sostenibili, distanziamenti spaziali e design armonizzato con l’ambiente circostante. L’anno passato a salvare la stagione sono stati i flussi domestici, importante, quindi, la conferma anche per il 2021 del turismo di prossimità perché è alta la fiducia sulla sicurezza delle nostre strutture, cui si aggiunge il potere attrattivo dell´enogastronomia, la cultura, la storia, l’arte. Forti opportunità per i piccoli borghi finora esclusi dai grandi flussi turistici. Qualità, accessibilità e digitalizzazione sono i tre parametri con cui si giudicherà un hotel che dovrà offrire servizi innovativi e qualificati come spazi per lo smart working o polifunzionali, spazi sociali e zone per il relax psico-fisico; servizi per il tempo libero, wellness e sport. Per finire, in molti sostengono che l’evoluzione digital può rappresentare la base su cui costruire un’Italia turistica più competitiva e sostenibile, ma non si deve mai dimenticare che la qualità dell’ospitalità si fonda sulla empatia e sulla relazione diretta con il cliente.

Senza il Turismo il nostro Paese è molto più povero

Calo dei numeri e crisi economica sono solo alcune delle preoccupanti parole utilizzate, da ormai un anno a questa parte, quando si parla di turismo. Il Covid-19 ha messo in ginocchio molte attività e non ha guardato in faccia a nessuno. Tra i settori economici devastati dalla diffusione del virus e dalle continue chiusure e dai coprifuoco c’è il turismo e con esso l’intero indotto. Il ritardo della campagna vaccinale e la terza ondata hanno acuito il malessere generale e di tutta la filiera di uno dei pilastri del settore terziario, che contribuisce a rimpinguare le casse statali con un’incidenza pari al 13% del Pil (dati Enit del 2019). Prima dei lockdown, delle chiusure, dei divieti degli spostamenti tra comuni e tra Regioni, prima ancora delle colorazioni attribuite alle Regioni il flusso turistico ha visto arrivare nella nostra Penisola più di 131 milioni di persone nel solo 2019. Se si passa alle attività alberghiere, i numeri prima del Covid erano in costante crescita (33mila alberghi e 183mila esercizi extra alberghieri). Dopo un anno di pandemia questi numeri sono solo un ricordo, che dimostrano però l’immenso potenziale, spesso trainante, del turismo italiano per l’economia italiana. Le ultime misure stabilite dal governo Draghi hanno fortemente sorpreso in negativo le associazioni di settore. In un comunicato, il Presidente di Federalberghi di Roma, Francesco Roscioli ha criticato il DPCM Pasquale che da la possibilità di partire all’estero ma vieta lo spostamento dei cittadini tra le Regioni. “Gli albergatori romani non hanno nulla contro il turismo outgoing, voce fondamentale all’interno del comparto turistico, ma ritengono che queste disparità rappresentino un tafazziano autogol. In Inghilterra viene multato chiunque esca dal Paese, da noi solo chi si sposta dentro i confini nazionali: a questo punto riteniamo preferibili norme dure ma egualitarie a disuguaglianze che incarnano controsensi inspiegabili.” il pensiero di Roscioli. Come lui però sono in tanti che richiedono misure coerenti per l’intero settore per cercare una difficile ma necessaria ripresa. Il neo ministro Garavaglia prima di Pasqua è intervenuto al Consiglio generale di Federturismo – Confindustria per un confronto diretto con gli imprenditori del settore e per illustrare le priorità da affrontare urgentemente a sostegno di un comparto costituito da 386.000 imprese. Per i vertici di Federturismo lo stanziamento di 1,7 miliardi di euro a favore del turismo non è assolutamente sufficiente. Garavaglia ha garantito però che, nei prossimi mesi, ci saranno altri scostamenti e in tutti ci sarà una quota consistente a sostegno dell’industria turistica. La Pasqua nel frattempo è passata e con essa una grossa fetta di possibili introiti se n’è andata. Come per il 2020, dopo la stagione della neve, gli alberghi hanno visto sparire anche il turismo scolastico che ha sempre rappresentato uno dei grandi punti di forza per le città d’arte, ma anche per i parchi a tema, i musei. Oggi si spera che un recupero, come per l’anno passato, potrà verificarsi nella stagione estiva, in Italia notoriamente breve, ma anche per questo non c’è tempo da perdere. Governo, imprenditori e associazioni di settore devono collaborare e lavorare a stretto contatto per una celere ripresa. I ristori per ora non stanno funzionando, per molti sono elemosina. Intanto, molte attività della ristorazione sono state costrette alla chiusura definitiva. Servono idee per quello che è a tutti gli effetti uno dei motori trainanti di un Paese sempre più chiuso in sé stesso. “La grande sfida che ci aspetta, per far ripartire il turismo, è dar vita al Digital Green Pass Ue, – dichiara la Presidente di Federturismo Confindustria Marina Lalliche consentirà la circolazione delle persone in totale sicurezza e privacy, ma che non ostacolerà allo stesso tempo la mobilità di coloro che non hanno effettuato il vaccino.” Che significa? Se oltre alle frasi a effetto qualcuno spiegasse, in concreto, di cosa si tratta, forse aiuterebbe gli operatori turistici a sentirsi meno soli e trascurati.

Il mio cuore sanguina: siamo a pezzi

L’intervista avviene per telefono. Le restrizioni imposte dalle normative antiCovid impediscono di raggiungere Maria Carmela Colaiacovo a Gubbio dove vive, precisamente al Park Hotel ai Cappuccini, storica proprietà familiare. Risponde al terzo squillo e la sua voce appare immediatamente sicura e decisa come ci si aspetta da una donna che, fin da giovanissima, ha ricoperto ruoli importanti a livello nazionale e internazionale. Dopo la laurea in Scienze Politiche presso l’Università di Perugia, è stata Amministratore Delegato della Tourist SPA, vice presidente di Financo S.r.l., Consigliere di Amministrazione della Edilcemento SpA, di Unicredit e del Sole 24, Presidente Confindustria Alberghi e vice presidente di Federturismo, membro del Consiglio Nazionale per l’Economia e il Lavoro.
Fra tutti gli incarichi che ho avuto e ricopro attualmente – racconta la Colaiacovo – il mio amore è sicuramente per il turismo, e oggi il mio cuore sanguina guardando alla situazione che abbiamo di fronte… il settore è letteralmente a pezzi…”.

Un momento di silenzio e poi, il discorso, come un fiume in piena, riprende a scorrere. “Le istituzioni non hanno mostrato di comprendere a pieno l’importanza che il turismo e l’organizzazione di eventi, fiere e congressi, hanno per la nostra economia. Le risposte ai nostri problemi, a oggi, sono decisamente inadeguate. A fronte di circa 16 miliardi di perdite di fatturato da parte degli alberghi italiani sono stati stanziati appena 20 milioni di euro per i ristori. Il danno non riguarda solo l’Italia ma il mondo intero, ed è enorme, considerando che solo in Europa la spesa per tutti gli incontri che si sono tenuti nel 2019 era stata di quasi 6 miliardi di dollari. Non si può inoltre dimenticare che il turismo muove centinaia di milioni di persone ogni anno, ed è un incredibile volano di ricchezza, per i grandi gruppi ma anche per le imprese familiari, generando reddito in tanti altri settori vicini e di filiera, dalla moda all’artigianato, dai trasporti alla enogastronomia. Purtroppo la nostra classe dirigente non ha avuto nei nostri riguardi le stesse attenzioni che ha mostrato, per esempio con i corridoi sanitari, per il calcio professionistico. La crisi ha colpito anche l’occupazione… Certamente, dovremo attendere ancora per avere un quadro completo di quanti dei 3,5 milioni di persone, direttamente impiegate o in qualche modo collegate al mondo del turismo e del congressuale, hanno perso il loro lavoro stagionale o a tempo indeterminato. È indubbio, però, che a essere maggiormente colpiti sono stati i giovani e le regioni del sud, i cui territori hanno risentito di più del rallentamento dello sviluppo economico favorito dal turismo locale”.

Possiamo ipotizzare che il Covid cambierà radicalmente il modo di organizzare i congressi?
Probabilmente sì. Siamo consapevoli che ci attendono ulteriori sacrifici, che nulla sarà più come prima, e conosciamo le trasformazioni necessarie per organizzare un evento in sicurezza. Ma dovremo essere sostenuti, anche economicamente, perché oltre alla riduzione delle presenze e alle misure già adottate nei nostri alberghi e spazi congressuali, si dovrà ricorrere a tecnologie sempre più efficienti, a sistemi di sicurezza per le persone, strumenti di distanziamento spaziale, adempimenti sanitari precisi: tutte attività che rappresentano un costo aggiuntivo per molte imprese che la pandemia ha reso inevitabilmente più fragili perché, a fronte di incassi minimi, le manutenzioni rappresentano delle spese inevitabili anche quando si è chiusi”.

Dobbiamo quindi aspettarci che molte strutture rinunceranno all’attività congressuale?
Non proprio, credo invece che si dovrà riconsiderare la dimensione della propria offerta organizzativa e recettiva, se non si hanno grandi spazi puntando più ai seminari che ai congressi nazionali, affidandosi per le forniture ad aziende esterne che siano in grado di garantire lo stato dell’arte della tecnologia e della sicurezza sanitaria”.

Alcune manifestazioni hanno adottato la modalità digitale in questo 2020, potrà essere uno dei format del futuro?
Si tratta di un territorio ancora del tutto inesplorato. In molti pensiamo che ci siano dei limiti al successo di un incontro virtuale su una piattaforma digitale: la mancanza delle relazioni umane, del confronto e degli scambi che solo il faccia a faccia può garantire. Seppure questo settore non dovesse tornare alla normalità, bisogna però guardare al digitale non come a una minaccia ma come un’opportunità da sfruttare in eventi ibridi che, senza rinunciare alla presenza fisica, creano l’opportunità di ampliare la partecipazione. Non vorrei apparire troppo romantica, ma il contatto umano è indispensabile specie se si vuole alimentare il senso di appartenenza a una associazione, a una società scientifica o anche a un’azienda. Questa modalità non fa per me: io voglio negoziare sempre in persona…