Adda passà ‘a nuttata… ma i mesi trascorsi non si dimenticano

Adda passà ‘a nuttata, è una delle battute teatrali più famose scritte da Eduardo De Filippo. A pronunciarla è il medico quando, dopo estenuanti ricerche, viene finalmente trovato il farmaco che promette di salvare la vita di Rituccia, figliola di Gennaro e Amalia. Ma, nell’ultima scena di Napoli Milionaria, commedia scritta nel 1945 quando l’Italia era appena uscita dall’incubo della seconda guerra mondiale, è Eduardo, nei panni di Gennaro, che ripete la frase, ormai entrata, a pieno titolo, nella cultura popolare nazionale. Tant’è che questa espressione viene spesso usata in circostanze drammatiche, come simbolo di speranza e ottimismo, per rincuorare le persone angosciate, non solo da gravi condizioni di salute, ma anche dalle conseguenze lasciate da una crisi, economica o sociale, non ancora del tutto conclusa. Nel finale della commedia di De Filippo, Amalia guarda il marito con occhi interrogativi nei quali si leggono domande senza risposta: Come faremo? Potremo ritornare quelli di una volta? Quando? Gennaro intuisce e risponde con il suo tono di pronta saggezza: S’ha da aspettà, Ama’. Ha da passà ‘a nuttata. La pandemia da Covid19 non è stata una guerra ma i danni che ha provocato, soprattutto nel mondo turistico ricettivo e del MICE, sono di analoga portata. Scegliere, quindi, una frase portatrice di ottimismo, esattamente come fa il medico, speranzoso circa la guarigione della bambina della commedia, o come si mostra il padre, necessariamente fiducioso in un futuro che dovrà essere più luminoso di un recente passato buio, non è casuale. Sono in molti ad averci pensato in questi giorni, quando sembra che il periodo più difficile e senza precedenti, della nostra storia recente, stia per terminare. Abbiamo tutti bisogno di speranza e di momenti migliori. Lo si legge negli occhi di chi è tornato, seppur con molte limitazioni, a riempire i ristoranti all’aperto, a prenotare un albergo, a viaggiare, a organizzare un congresso o un matrimonio. Le buone notizie che riguardano la campagna vaccinale, il numero dei contagiati che scende, l’allentamento della pressione sugli ospedali e, soprattutto, vedere il pur piccolo ritorno dei turisti stranieri nelle nostre città d’arte, stanno rianimando la nostra vita quotidiana. Eppure sarebbe un errore pensare che sia tutto finito. Avremo un’altra estate caratterizzata per lo più da un turismo nazionale e di prossimità.

Il timore che le varianti del virus riducano l’efficacia dei vaccini, così come l’incertezza sulla loro sicurezza, aleggiano nelle discussioni che si ascoltano per strada o fra amici e parenti, a dimostrare che il grande panico che ha caratterizzato gli ultimi 18 mesi non si è ancora esaurito. La paura, si sa, è il più grande ostacolo alla mobilità, e quest’ultima è l’elemento indispensabile per rimettere in moto la ruota del turismo e dei viaggi. Non bisogna però rinunciare all’ottimismo, perché come scriveva Pier Paolo Pasolini:se non esistesse la possibilità di lottare contro tutto questo, semplicemente non sarei qui, tra voi, a scrivere.” Come però disse, anni fa, Romano Prodi: “Il passaggio dal pessimismo all’ottimismo si ha solo attraverso un’azione politica forte e coraggiosa”. Una cosa che, a mio parere, non si è ancora vista. C’è il rischio, infatti, che le norme meno restrittive emanate dall’ultimo DPCM facciano sembrare ciò che il settore ha vissuto dal febbraio 2020, come una cosa del passato, ormai conclusa, quasi da dimenticare. Difficile farlo, però, se si è rimasti chiusi per mesi, con ristori ridicoli, con bollette e tasse da pagare, in cassa integrazione o senza lavoro. Il ritorno del sorriso sulla bocca, la speranza per il futuro, non possono far cadere nel dimenticatoio le sofferenze patite, le frustrazioni, le perdite economiche, la depressione di tanti. Far ripartire interi settori che offrivano lavoro a milioni di persone non è semplice, certamente c’è bisogno di tanto ottimismo, ma nello specifico di importanti interventi che solo la politica potrà attuare, con l’aiuto del recovery fund europeo, ma soprattutto tramite una visione e una programmazione illuminata e creativa.