Antichità e arte contemporanea come straordinaria scenografia

Un antico complesso monastico è il palcoscenico per eventi nazionali e internazionali nel cuore verde della Regione Umbria

Si racconta che la prima pietra per la costruzione di una chiesa e di un convento dedicati a San Nicola di Bari, nel paese di Gubbio, a quaranta chilometri da Perugia, fu posta nel 1631 dal Vescovo Ulderico da Carpegna, che da lì a poco sarebbe stato nominato Cardinale da Papa Urbano VIII. Dieci anni dopo, nel 1640, ventidue frati Cappuccini ne presero possesso, e la congregazione lo gestì fino al 1867, anno della soppressione degli ordini religiosi. Nel 1878 il Municipio di Gubbio trasformò l’edificio in una scuola agraria ma, in una ventina di anni, il convento fu definitivamente abbandonato e l’area divenne una cava di pietra per ristrutturare le case del paese. Negli anni ’60 del secolo scorso, il complesso venne recuperato come struttura alberghiera, conservandone le linee architettoniche e molti dei grandi saloni affrescati. Nel 1987 l’antico monastero fu completamente ristrutturato enfatizzando il carattere di borgo originario. Il corpo architettonico principale appare oggi in perfetta armonia con l’esteso parco circostante, ricco di alberi secolari e un magnifico oliveto. In occasione dei mondiali di calcio di Italia 90, l’albergo ospitò la squadra del Brasile e questo periodo segna l’inizio dello sviluppo turistico di Gubbio e del suo territorio. Il Park Hotel ai Cappuccini, dista una quindicina di minuti a piedi dal centro storico, e nel rispetto della sua origine, appare come un luogo di quiete, riposo e concentrazione. Per questo motivo è apprezzato dai partecipanti ai tanti congressi e seminari che vi si svolgono durante l’anno. La struttura unisce, in una equilibrata combinazione, antichi ambienti e nuovi comfort. L’arredo è prezioso, con numerose opere d’arte, affreschi del 1400, tele rinascimentali, arazzi fiamminghi e mobili unici, ma anche esempi di arte contemporanea italiana di grandi artisti come Giulio Aristide Sartorio, Giuseppe Capogrossi e Arnaldo Pomodoro. Gli ambienti eleganti sono ben inseriti nell’austera architettura conventuale. L’antica cisterna dei frati è stata trasformata in un’enoteca dall’ampia offerta di vini, champagne ed eccellenze del territorio come miele, marmellate, tartufi, cereali, olio, formaggio e salumi. Nel ristorante dell’albergo, il Nicolao, in una calda ed avvolgente atmosfera si propone la vera cucina umbra che affonda le sue radici nella civiltà contadina e nei ritmi della natura e delle stagioni. A disposizione degli ospiti e degli accompagnatori c’è la Cappuccini Wellness & SPA in cui si offrono le proprietà cosmetiche benefiche del mondo vegetale, in una perfetta fusione tra tecnologia e natura. L’hotel è la sola sede in Italia in cui il famoso fitoterapista ed erborista Marc Mességué propone dei parcours tailor made , che rispettano l’unicità di ogni persona e sono fondati sull’utilizzo delle erbe e su un’alimentazione sana. Organizzare un evento congressuale nel Park Hotel dei Cappuccini a Gubbio, è garantirsi un successo anticipato. La quiete dei luoghi, la creatività e la professionalità dello staff della struttura, le tradizioni e le possibili attività extra congressuali garantiscono un significativo supporto a qualsiasi attività. Nella continuità di questa vocazione, il Park Hotel ai Cappuccini, nelle 12 sale meeting da 6 a 450 persone, apporta ai congressi, ai seminari, workshop e meeting, oltre a splendidi spazi attrezzati, l’atmosfera e i servizi più giusti per la migliore riuscita.

Sala Capogrossi

La Sala Capogrossi è la più esclusiva del Centro Congressi. Prende il nome dagli affreschi che campeggiano sulle pareti eseguiti dall’artista romano Giuseppe Capogrossi che, con i suoi ideogrammi, rappresenta un unicum nel panorama del XX secolo. Ha una capienza di circa 200 posti distribuiti in comode poltrone rivestite in alcantara rosso e munite di ribaltine di appoggio incorporate nei braccioli. La suggestiva sala Eugubina è sicuramente la più suggestiva. Prende il nome dalle Tavole bronzee di Gubbio che descrivono le cerimonie religiose degli antichi umbri, risalenti al III-I secolo a.C. e scoperte nel 1444, sono conservate nel museo del Palazzo dei Consoli. Situata al primo piano di fronte al chiostro, ha un soffitto le cui arcate e le cui volte sono interamente costruite in mattoni ed esprimono la mistica semplicità monastica. Le piccole finestre a schiera trattengono la luce possente che ne esalta la bellezza architettonica. La sala Europa con i suoi 438 mq. è la sala più grande del Centro Congressi, caratterizzata dalla versatilità di utilizzo: con le sue pareti divisorie, insonorizzate e mobili, si possono avere diverse soluzioni per le più svariate esigenze congressuali. All’ingresso della sala si trova una segreteria attrezzata ed efficiente. La sala Verette è vicinissima alla segreteria della sala Europa e può essere usata come sala di appoggio e supporto o come sala autonoma per riunioni ed incontri. Per realizzare dei piccoli workshop ci sono quattro sale, quasi tutte con tavolo unico centrale, corredate, su richiesta, di materiale tecnico. Per finire, la Sala Iridio può ospitare piccole riunioni fino ad un massimo di 8 persone, la Sala Sbandieratori è predisposta per riunioni fino a 6 persone, la Sala Crociate per riunioni fino a 12 al pari della Sala delle Corporazioni.

Meeting ed eventi esclusivi

Una residenza aristocratica costruita a fine Ottocento immersa in un parco sulle colline che dominano Firenze per eventi di piccole dimensioni e indimenticabili cerimonie

Da alcuni anni la dimora storica Villa Cora di Firenze è entrata a far parte di The Leading Hotels of the World, la collezione internazionale che raccoglie le gemme dell’ospitalità indipendente, di lusso e fuori dal comune. A pochi passi dal centro storico, vicino al Giardino di Boboli e Palazzo Pitti, l’aristocratica villa domina la città dall’alto dei colli fiorentini. Chiamata La Grande dame d’Oltrarno questa splendida residenza, in puro stile neo-classico, fu costruita nel 1868 dal Barone Oppenheim per la moglie Eugenia Fenzi, ricca nobildonna fiorentina. La villa fu progettata da Giuseppe Poggi con Pietro Comarni Rossi che crearono un unicum architettonico secondo lo stile eclettico dell’epoca, che ancora oggi la rende affascinante.La villa rischiò di andar distrutta in un incendio che lo stesso barone Oppenhein voleva appiccare alla villa, colto da un raptus di gelosia dopo aver scoperto i tradimenti della consorte. Fortunatamente dissuaso, la villa si salvò, ma il barone se ne andò per sempre dalla città. Inaugurata durante la Firenze capitale del Regno d’Italia, nel tempo è rimasta uno dei maggiori simboli mondani e culturali di Firenze, ospitando personalità internazionali di grande rilievo. Dopo diversi passaggi di proprietà, Villa Cora divenne un esclusivo Grand Hotel alla fine degli anni ’60. Dopo un imponente lavoro di restauro e ristrutturazione durato tre anni, condotto dall’architetto Marianna Gagliardi, Villa Cora oggi offre a ogni suo ospite un’accoglienza speciale, dedicata. Nella villa principale le 30 suite si distribuiscono su 4 piani e stili. Le decorazioni s’ispirano rispettivamente a celebri personaggi che qui hanno soggiornato come l’Imperatore giapponese Hirohito a cui è dedicata la suite imperiale, all’amore per le rose di Eugenia, la moglie di Napoleone III, al mondo orientale e all’America degli anni ‘50. La struttura prevede tutte le tipologie di camere: classic e deluxe, junior suite, family, duplex e sette suite esclusive, una differente dall’altra. Ogni dettaglio è stato ideato per creare un ambiente unico dove lusso ed eleganza si uniscono armoniosamente e il gusto estetico è accompagnato da comfort di alta qualità.

La Spa

Splendida la piccola SPA interamente rivestita in boiserie e decori color oro, cxon una piccola palestra, un tepidarium, sauna e hammam. La piscina esterna riscaldata domina le colline circostanti verso la città. Villa Cora, grazie ai suoi ambienti eleganti e raffinati, è certamente il luogo ideale in cui organizzare un party esclusivo, un evento speciale o una festa di nozze unica. Le sale comuni, fastosamente decorate e situate al piano terra della villa principale, sono state ristrutturate nel pieno rispetto degli elementi originali ed offrono molteplici soluzioni per meeting e pranzi di lavoro, eventi e presentazioni. La Sala Moresca, d’atmosfera orientaleggiante secondo la cifra eclettica che contraddistingue la villa, è in grado di ospitare fino a 20 persone sedute e si adatta perfettamente a meeting riservati e cene di rappresentanza.

Una delle sale dell’Hotel

Il Salone degli Specchi – considerato la più bella sala da ballo della città di Firenze – è anche la sala più grande e la più maestosa; grazie al fascino degli originali decori barocchi si presta agli eventi più sfarzosi e ricchi, riprendendo la sua valenza originaria di luogo devoluto alla festa. La Sala delle Carte è dedicata invece alla tranquillità, al tè del pomeriggio o alla lettura ed è adiacente alla Sala Bianca, caratterizzata dalla maestosità del camino monumentale in marmo di Carrara e impreziosito da una statua neoclassica. Il Rooftop ampio ed elegante terrazzo che domina il parco e il declinare delle colline verso la città. La bellissima terrazza panoramica (150mq), grazie alla vista mozzafiato su Firenze, è la location ideale per scenografici eventi al calar del sole. Il ristorante è ospitato in un’ala della villa, occupata in passato dalla cantine. Un ambiente di classe, arredato con eleganza. Il menù à la carte, selezionato personalmente dall’Executive Chef Alessandro Liberatore, offre una proposta di continua ricerca che presenta solo prodotti di stagione e prevalentemente del territorio. A colazione il ricco buffet comprende una varietà di prodotti freschi artigianali da forno, come dolci, croissant e vari tipi di pane, frutta fresca e succhi, uova preparate in diversi modi, formaggi assortiti, pesce affumicato e affettati. A pranzo, dal lunedì al venerdì, è possibile provare la proposta business lunch, menù speciale per colazioni di lavoro e pranzi d’affari che combina un ambiente di grande riservatezza a un servizio di alto livello. La passione per una cucina semplice, un approccio che identifica il vero lusso con la selezione di materie prime eccellenti e l’impegno nella ricerca per riportare alla luce i sapori autentici della tradizione italiana, sono questi gli ingredienti che rendono importante l’esperienza enogastronomica. Completano gli spazi dedicati ai “sensi” la fornitissima cantina e la sala da fumo dove si possono degustare distillati selezionati e consumare sigari pregiati provenienti da tutto il mondo. L’offerta eno-gastronomica è arricchita tutto l’anno con cene a tema, eventi in collaborazione con grandi chef, corsi di cucina e degustazioni di vini e olio-extra vergine di oliva. A richiesta si possono organizzare wine tasting guidati dagli esperti maitre durante i quali gli ospiti possono comparare di diversi produttori in abbinamento con assaggi di prodotti locali e degustazioni multisensoriali.

Ottimismo e preoccupazioni

Dalla manifestazione di Rimini arrivano analisi e tendenze per il settore turistico e dell’ospitalità che raccontano il passato, ma servono poco per scenari futuri

Dopo la grande crisi, il turismo sembrava essersi rimesso in moto. Questo è quanto era emerso dal TTG Travel Experience tenutosi lo scorso ottobre nel quartiere fieristico di Rimini insieme a SIA Hospitality Design e SUN Beach& Outdoor Style. Una ripartenza che appena qualche mese fa si alimentava nella fiducia e sui numeri – aveva esordito il ministro del Turismo Massimo Garavaglia – Nel 2021 il nostro PIL è cresciuto del 6% e continuerà a crescere di almeno un altro 4% l´anno venturo, e ciò ci porterà a riassorbire questi due anni di pandemia”. Un ottimismo non esagerato ma che oggi dovremo forse riconsiderare. “Il turismo, per l´Italia, – ha sostenuto il ministro Garavagliapuò tranquillamente arrivare al 20% del Pil, l´importante è organizzarsi e programmare. Nel PNRR i fondamentali ci sono, anche per il digitale, e poi ci sono i due miliardi per la qualità del sistema ricettivo”. Andamento della pandemia permettendo, si tratta di una grande opportunità che l´Italia deve saper cogliere per dotarsi di infrastrutture adeguate e per far rifiorire le proprie bellezze e intercettare e gestire al meglio i flussi europei e internazionali verso il nostro Paese. “L´Italia ha bisogno di normalità, i turisti torneranno – ha assicurato il presidente di Federalberghi Bernabò BoccaPer il 2022 bisogna attuare un piano di ristrutturazione, dopo un anno in cui per gli alberghi è mancata la componente intercontinentale dal Far East e Russia. Le imprese hanno perso circa il 70% del fatturato. Siamo il primo Paese in Europa per numero di alberghi, 33 mila hotel e 1,3 milioni di camere. L´unica cosa che bisogna fare è ristrutturare e dare aiuti selettivi in base al fatturato”. Oggi è evidente che la fiducia e la speranza sono tutte riposte sull’azione dei vaccini e la protezione garantita dal Green Pass. C’è ancora bisogno, però, di misure di sostegno per le imprese, come il fondo rotativo per le imprese alberghiere, e oltre al PNRR si dovrà attingere anche ai fondi strutturali europei. “La pandemia ha accelerato processi già in corso e ha fatto sì che gli Italiani riscoprissero l´Italia come destinazione per le loro vacanze – ha ricordato Giorgio Palmucci, presidente di ENIT – ma per raggiungere e riportare da noi i turisti provenienti da tutto il mondo, abbiamo sviluppato nuove strategie e attività per l´hub digitale. Ora è importante lavorare assieme per tornare a portare in alto le eccellenze italiane e per la ripresa dei flussi turistici, soprattutto quelli intercontinentali dal Medio Oriente, Asia e le Americhe”.

Ingresso Fiera di Rimini

La domanda che oggi in molti operatori si pongono è se possibile programmare per il 2022 e gli anni a venire, le proprie iniziative partendo dai dati del 2021. (+46% per il turismo balneare e circa il 20% per quello montano, lacuale e termale). La risposta è positiva per quanto riguarda gli italiani che continueranno a scegliere località vicine. Per circa l’80% nelle regioni limitrofe, e la quota restante nella stessa regione. Come favorire gli arrivi nelle città d´arte, che da sempre sono state una tradizionale meta degli stranieri? Una quarta ondata e l’incertezza sulle riaperture totali delle frontiere e sulle restrizioni sanitarie per i turisti europei ed extra Ue potrebbero rimettere in discussione le più rosee previsioni. Un nuovo calo dei fatturati dei servizi turistici nel loro complesso che ricada ancora soprattutto sulle attività ricettive, si ripercuoterebbe sull´occupazione del comparto alberghiero, già diminuita di circa il 40% fra tempo indeterminato e determinato.

Ospiti nel Palazzo del Doge per rivivere le atmosfere della Repubblica

Uno dei più antichi palazzi di Venezia può ospitare eventi fino a cento persone in sette prestigiose sale attrezzate

L a carica di doge ha rappresentato l’istituto di potere supremo della Repubblica di Venezia, dalla sua istituzione nel 697 alla caduta della Repubblica nel 1797. Il ruolo, in oltre mille anni, ha vissuto una profonda evoluzione, mantenendo comunque un forte valore simbolico che attraeva le famiglie aristocratiche. Lo sfarzo delle varie cerimonie istituzionali rendevano la funzione ambita da molti, ma di fatto era appannaggio della sola aristocrazia che era nelle condizioni di poter contribuire al proprio mantenimento: fra questi, un esempio può essere Andrea Gritti, settantasettesimo doge della Repubblica di Venezia, che dopo due anni dalla sua elezione trasformò nella sua residenza privata un bel palazzo situato sul Canal Grande, realizzato su commissione nel 1457 dalla nobile casata dei Pisani. Oggi, quello stesso palazzo, a pochi passi da Piazza San Marco, è conosciuto come il Gritti Palace, noto hotel di lusso dalla caratteristica facciata gotica, che sin dall’inizio del secolo scorso è dimora di un pubblico internazionale che lo ha eletto come uno degli hotel più esclusivi del mondo. 61 camere e 21 suite, tutte ispirate al leggendario patrimonio storico veneziano, che hanno ospitato personaggi illustri come Peggy Guggenheim ed Ernest Hemingway. Ciascuna delle camere e suite è unica e vanta spettacolari vedute del Canal Grande, dalle camere doppie in stile ‘700 veneziano, ornate con legno dipinto a mano, fino alle suite Deluxe dall’atmosfera romantica tipicamente veneziana, affacciate su Santa Maria del Giglio. Insomma, dal design artistico delle sue esclusive suite e leggendarie terrazze alla Scuola di cucina epicurea, dalla Riva Yacht Experience alla Riva Lounge, il Gritti Palace accoglie generazioni multiple di influencer d’élite a livello globale, che si riuniscono nei suoi interni per esplorare, degustare e festeggiare. E proprio agli incontri è dedicata un’ampia superficie, ben 738 m², suddivisa in sette sale per eventi (la più grande delle quali può ospitare sino a 100 ospiti).

I salotti d’epoca, il servizio impeccabile e la superba posizione sul Canal Grande rendono l’hotel il luogo ideale per eventi speciali e riunioni, come una serata di gran gala, il lancio di un prodotto esclusivo o un incontro di affari importante. Tutti gli ambienti dedicati sono già stati scelti da prestigiose società, come Bentley, che vi ha tenuto il lancio mondiale della Silver Spur, e Christies, durante le ultime tre edizioni della Biennale di Venezia. Ma non solo. Per chi volesse unire il lavoro al piacere e al relax, la struttura è dotata di un centro fitness dotato delle migliori attrezzature disponibili e di una Spa di altissimo livello. Quest’ultima, in particolare, è stata progettata con il preciso intento di creare un luogo che ponesse l’uomo e le sue esigenze, al centro di un percorso intimo e individuale con la sola finalità di riportare alla luce il valore del proprio spirito. A questo fine, le tecnologie più avanzate sono state combinate con la forza decorativa dei mosaici di Orsoni, dei vetri di Murano, dei marmi dai toni caldi e dei legni in wengè per una percezione che deve rivelarsi rarefatta ma pur sempre tangibile. Lo spazio è raffinato e avvolgente, impreziosito daIl’equilibrio fra l’opera dei maestri veneziani con il design di forte stampo contemporaneo. L’illuminazione a led, presente in ogni ambiente, ha la precisa funzione di avvolgere lo spazio e il cliente in un’estasi regale. La Spa offre suite da utilizzare sia singolarmente sia in coppia per sostenere l’intera gamma dei trattamenti. Docce emozionali, bagno turco, cabine clienti e l’area dedicata ai trattamenti sono quindi avvolte dallo stesso prestigioso sfarzo dei marmi bianchi di Namibia, del parquet in wengè e degli intarsi in mosaico dorato che caratterizzano l’intera zona benessere.

Tante opportunità di successo in uno degli hotel più prestigiosi al mondo

Una vecchia torre regia di avvistamento e difesa della costa tirrenica domina la baia di Napoli e ospita eventi straordinari

Le coste dell’Italia meridionale sono costellate da un susseguirsi di torri, strutture architettoniche che controllavano i confini con il mare di quello che fu il Regno di Napoli. Spesso esposte alle scorrerie di pirati, corsari e saraceni in cerca di bottini, le torri costiere costituivano il sistema difensivo, di avvistamento e di comunicazione, per poter trasmettere messaggi o richiedere soccorso. La gravità del pericolo veniva percepita maggiormente nelle isole dell’arcipelago delle isole Flegree, in particolare a Ischia, dove a seguito degli avvistamenti delle imbarcazioni saracene gli abitanti dei casali di campagna erano avvisati con il suono delle campane e provavano a mettersi in salvo disperdendosi per le campagne. È per questa ragione che in tutta l’isola residua un complesso sistema di torri di avvistamento, difesa e rifugio, oltre a ricoveri di montagna scavati nel tufo, punti di avvistamento, e sistemi di segnalazione. Spesso queste strutture venivano erette a spese dei privati cittadini che diventano così protagonisti attivi della resistenza ai pirati. Una delle pochissime eccezioni è il caso della Mezzatorre, unica torre di proprietà regia, costruita nel XVI secolo, e situata a pochi minuti della Baia di San Montano e dal centro di Lacco Ameno divenuta oggi un albergo a cinque stelle. Nel panorama degli alberghi più esclusivi al mondo, il Mezzatorre Resort & SPA è considerato un ritrovo esclusivo immerso in un bosco di macchia mediterranea, a pochi metri dalla villa che ospitava le vacanze di Luchino Visconti. La struttura, che ancora oggi evoca la forma originaria e la funzione di punto d’osservazione, è in una location intima e silenziosa che conforta il bisogno di riservatezza, ed esalta le migliori condizioni per il rilassamento e il benessere dei suoi ospiti. All’arrivo, superata la reception, ci si dirige verso la propria camera o una delle suite, distribuite fra il parco e la stessa torre. Qualunque sia il vostro budget, al momento della prenotazione il consiglio è di richiedere una stanza all’interno del torrione per poter godere dell’affaccio sul mare, una presenza costante, difficile da ignorare e che a seconda delle condizioni metereologiche crea emozioni forti e contrastanti. Il Mezzatorre Resort & SPA offre due ristoranti (Chandelier e Sciuè Sciuè), un bar sulla piscina esterna e uno sulla terrazza, oltre al suggestivo Gazebo Lounge con piano bar.

Tutt’intorno si respira l’atmosfera e i sapori della tradizione ischitana e campana, ma in particolare si può provare l’esperienza di uno speciale menu benessere sviluppato con la consulenza del dottor Giulio Flavio Uggiano, direttore medico della SPA. Una opportunità che rientra in una visione più ampia del servizio messo a disposizione dei clienti: l’albergo, infatti, è dotato di un complesso benessere con terme e vasche interne, per un’offerta di protocolli e percorsi ampia e gratificante. Il centro wellness è dislocato nei piani inferiori della torre, in uno spazio che è distribuito su più piani; tutti gli interni sono caratterizzati dal candore del bianco, tanto delle pareti che dei tendaggi usati per separare i diversi ambienti. Le tre piscine coperte di acqua di mare consentono di sfruttare i benefici della talassoterapia, mentre oltre il classico complesso termale in cui sottoporsi ad argille e fanghi caldi e antinfiammatori sia a livello cutaneo che articolare, maturati in speciali vasche scrupolosamente controllate, l’offerta è arricchita dal bagno turco, la sauna e docce emozionali. Per la parte dei trattamenti sono presenti cabine dedicate, dove si può scegliere fra massaggi, cure estetiche e protocolli disintossicanti. La tradizione termale dell’isola viene così rinnovata e l’esperienza viene amplificata riservando il proprio trattamento in uno dei gazebo in legno a picco sul mare, avvolti dall’aroma delle essenze e dalla brezza mediterranea, e dal silenzio, rotto solo dai gabbiani e dalle onde che si infrangono sulle rocce sottostanti.

Una splendida dimora rinascimentale ospita l’unico 5 stelle di Ferrara

Atmosfera raffinata e unica che permette di vivere un affascinante viaggio a ritroso nel tempo.

Dal punto di vista architettonico, Ferrara può essere considerata la prima città moderna d’Europa. Nel 1484, il duca Ercole I d’Este ideò un progetto urbano, primo esempio in Europa, di città signorile, soleggiata, allietata dal verde dei giardini ducali e patrizi. Oggi il centro storico della città rappresenta un ottimo esempio di città medioevale ben conservata, con monumenti, palazzi, chiese e strade storiche, il Castello Estense e le splendide mura, dai numerosi baluardi difensivi e lunghe circa 9 chilometri. Dedicato alla Duchessa Isabella, che sposò Francesco II Gonzaga, marchese di Mantova, è l’omonimo hotel a 5 stelle, ospitato in una dimora cinquecentesca che rappresenta uno degli esempi più affascinanti della Ferrara Rinascimentale. Circondato da antichi vicoli medioevali, grande attenzione è data alle sale ristorante che offrono un’atmosfera particolarmente raffinata, con i soffitti a cassettoni e fregi in oro zecchino, autentiche porte laccate del ‘500, camini dai colonnati antichi, affreschi di splendidi colori opere della scuola ferrarese. L’Hotel dispone di 21 camere standard e 6 suite, ideali per un vero viaggio nel passato. Splendidamente arredate in stile classico, caratterizzate da tenui e caldi colori pastello e adornate con splendidi affreschi opera della scuola ferrarese. Gli ambienti sono intimi, raffinati e tranquilli. La sala meeting del Duchessa Isabella può ospitare fino ad un massimo di 90 persone. Elegante e ben attrezzata permette di organizzare il meeting o altro evento in pieno centro, utilizzando la proposta gastronomica. Parcheggio interno alla struttura con un supplemento di 18 euro giornalieri, non custodito e ad esaurimento posti.

Castello estense a Ferrara

Altomonte: tra vicoli e piazze antiche, arte e cultura

Palazzo Giacobini trasformato in un Centro Congressi e location per matrimoni offre atmosfere e organizzazione puntuale

Il centro del paese di Altomonte, a 60 km a nord di Cosenza, sorprende per la qualità e varietà del suo centro storico. Ricco di chiese e monumenti dal grande valore artistico e architettonico, è uno splendido esempio dell’arte gotico-angioina in Calabria. Altomonte, conta 4500 abitanti, è posta ai piedi del Parco Nazionale del Pollino, su un promontorio a circa 450 metri di altezza. Immersa in uno scenario naturale fatto di vigneti, uliveti, agrumeti, coltivazioni di pesche, che spazia dalle cime del Pollino e dell’Orsomarso, fino al mare Ionio, la piana di Sibari e la valle del fiume Esaro. Sulla sommità dell’abitato si trova la chiesa di S. Maria della Consolazione con un magnifico portale, il grande rosone ad archetti disposti a ruota e l’elegante bifora della massiccia torre campanaria. A fianco della chiesa c’è un monastero del ‘400, fondato dai Domenicani, che ospita oggi il Museo Civico, dove si ammira una raffinata collezione di antichi paramenti sacri, di libri corali miniati dai Domenicani e spiccano capolavori di Bernardo Daddi e Simone Martini, uno dei maggiori rappresentanti dell’arte del Trecento toscano, a sorpresa in Calabria. Da vedere il castello di origine normanna, ampliato e restaurato più volte ma che ha mantenuto l’impianto originario. Una rete di vicoli serpeggianti e stradine acciottolate, si snoda fra antichi palazzi dai portali in pietra, opera di scalpellini locali. Raffinato edificio di fine ‘800, carico di fascino e cultura, Palazzo Giacobini, fu originariamente abitato dagli agenti feudali dei Sanseverino e poi per lunghi periodi alloggio dei pellegrini e ospedale.

Interno del Palazzo Giacobini

Alla fine del secolo scorso, dopo un’importante ristrutturazione, con la gestione della Famiglia Barbieri, il palazzo è diventato un accogliente Centro Congressi e location per matrimoni, pur mantenendo la tipicità di una dimora storica, in grado di ospitare fino a 200 persone. All’interno della struttura il bellissimo chiostro del convento che si trasforma in un magica ambientazione per eventi all’aperto. Servizi di qualità e in esclusiva, con un team qualificato con cui definire gli allestimenti degli spazi, la tecnologia più adatta e naturalmente le proposte gastronomiche che richiamano i sapori e gli odori della tradizione calabrese. Laura Barbieri si occupa di catering ed eventi che si tengono nel prestigioso Palazzo proponendo una cucina che si avvale di ingredienti e materie prime sempre freschi e naturali, accompagnati da una vasta scelta di vini e spumanti presenti nella cantina del palazzo. Nell’arco del tempo, Altomonte si è guadagnato parecchi riconoscimenti: è considerato uno dei Borghi più belli d’Italia, è una Città Slow, gode della Bandiera Verde, è una celebrata Città del Pane ed è l’incontrastata Città dei Matrimoni, oltre 300 all’anno, per coppie che oltre che dalle Calabria e dalle regioni limitrofe arrivano da tutta Italia e anche dall’estero. Enzo Barbieri, per 20 anni assessore cittadino al turismo, ha contribuito alla trasformazione da paese contadino e povero, in una città dedita alla cultura alta e al turismo. Il suo primo atto da assessore fu la distribuzione di oltre 3000 vasi di fiori ai suoi concittadini, per esporli dalle finestre e nei balconi. I visitatori dovevano rimanere colpiti dalla bellezza e dalla vivacità dei loro colori. Come Città d’arte, Altomonte è diventata sede di diversi Festival e rassegne teatrali, destinazione turistico-culturale privilegiata, location di diverse produzioni cinematografiche che contribuiscono, non poco, all’economia locale. Un borgo in cui si seguono ancora ritmi lenti, dove organizzare eventi e proporre un turismo esperienziale, in cui un grande ruolo è svolto dal mangiare bene. La famiglia Barbieri è proprietaria di un moderno albergo quattro 4 stelle in un’ottima posizione, dove gli ospiti possono usufruire della colazione mattutina sulla terrazza da cui si gode uno splendido panorama su tutta Altomonte. L’albergo è dotato di una grande piscina esterna, una Jacuzzi e una SPA, e può rappresentare il punto di partenza dal quale muoversi per andare alla scoperta del Parco Naturale del Pollino, dei borghi autentici di origine albanese, dei laghi alpini, la valle dell’Esaro e la riserva del Farneto, in percorsi emozionali che ruotano intorno alle tradizioni, al cibo, ai vini balbini locali. La fama del ristorante dell’hotel Barbieri, che fa parte della Unione dei Ristoranti del Buon Ricordo, ha, da tempo, superato i confini regionali. Lo stile inconfondibile della famiglia Barbieri, fatto di competenza, professionalità e cura del particolare ne fa un punto di riferimento calabrese di straordinario fascino ed eleganza.

Altomonte, comune in provincia di Cosenza

Tanti eventi in un vecchio Molino

L’Hilton Molino Stucky di Venezia è stato premiato dal 2013 per otto anni consecutivi come la sede più prestigiosa per tenere un congresso o una convention internazionale

Venezia è una delle Città d’Arte italiane che più ha risentito della crisi del turismo, in particolare di quello congressuale. Nella scorsa estate le cose sembravano essersi messe per il meglio, con la Biennale ad attrarre visitatori da tutto il mondo e l’attivazione del sistema di paratie destinate a difendere Venezia dall’acqua alta. Peraltro, il fascino e bellezza di una delle più belle città del mondo rappresentano la migliore garanzia che, non appena la pandemia si sarà smorzata, i turisti torneranno a popolare le isole e le calle cittadine. A chi visita Venezia per la prima volta non passa inosservato un imponente edificio che dall’isola della Giudecca si affaccia sull’omonimo canale. Si tratta di una delle costruzioni industriali più alte di Venezia, costruito su iniziativa dell’industriale di origine svizzera, Giovanni Stucky, che aveva iniziato la sua attività professionale come montatore nel settore dei mulini. Alto quasi due metri e dalla folta barba bionda, l’imprenditore si trasferì nella laguna avendo intuito che, all’epoca, il trasporto su acqua del grano era più veloce e conveniente rispetto a quello su terraferma. Giovanni Stucky, oltre che del Palazzo che oggi ospita l’Hilton Molino Stucky Venice, fu proprietario anche del prestigioso Palazzo Grassi e promotore della Biennale d’Arte. La sua è una figura leggendaria, come testimonia il suo omicidio avvenuto per cause misteriose nel maggio del 1910. Il primo progetto del Mulino, che è stato a lungo considerato fra i più belli costruiti a cavallo del XVIII e XVIX secolo, è del 1884 a opera dell’architetto Ernst Wullekopf che lo volle con la classica e caratteristica facciata e la torre neo-gotica. Terminato di costruire nel 1895, lo stabilimento industriale, attraverso numerosi ampliamenti, arrivò a coprire oltre 30mila mq. Del progetto originario la struttura mantiene la suddivisione in due aree (una maggiore, a sviluppo verticale, una seconda più bassa) e la storia dell’ex-granaio si riflette nelle sue travi imponenti e nei soffitti a forma di silos, nelle torrette appuntite e negli esterni restaurati di mattoni rossi, nei giardini rigogliosi e nelle finestre alte e strette. La trasformazione in albergo è avvenuta dopo un restauro completo del palazzo che ha richiesto dopo un attento studio che garantisse completa aderenza al disegno originale della costruzione, oltre quattrocentocinquantamila mattoni .

Esterno della SPA

Attualmente la struttura è composta da 13 edifici distribuiti su nove piani. Le camere sono 379, di cui 88 Executive, 44 Suite e 1 Suite presidenziale di 300 mq, tutte dotate delle più moderne tecnologie. Un elemento straordinario aggiunto nel corso della ultima ristrutturazione è la piscina panoramica all’ultimo piano dell’edificio Arsenale, a un’altezza di 35 metri sul livello del mare, l’unica nella città con vista a 360 gradi che consente di avere un panorama mozzafiato sui canali di Venezia. All’interno del Molino Stucky Hilton si trova la “Bars & Restaurants Collection”, ovvero bar e ristoranti, intimi, romantici e raffinati. La filosofia è quella di utilizzare prodotti semplici ma di altissima qualità, selezionati dallo Chef secondo il ritmo delle stagioni, nel rispetto della cultura gastronomica italiana. L’hotel ospita un ampio Centro Benessere con palestra di 600 mq, accessibile direttamente in ascensore dalle stanze o tramite una entrata dedicata che si apre nel retro del vecchio molino, lì dove ora è posta la statua che ricorda il suo fondatore. L’Hotel rappresenta il più grande centro congressi di Venezia comprensivo de la Venetian Ballroom, sala plenaria estesa su 1000 m2 ed ulteriori 13 sale meeting, ideali per piccoli eventi e capaci di offrire la flessibilità di cui si può aver bisogno. Un team eventi dedicato dell’Hilton Molino Stucky offre un servizio di alto livello, riconosciuto dal titolo di vincitore come Europe’s and Italy’s Leading Conference Hotel ai World Travel Awards – per l’ottava volta consecutiva dal 2013. La location è ideale per congressi, conventions, feste a tema, lanci di prodotto, sfilate, e cerimonie di premiazione.

Gastronomia e benessere per i congressi nel Voco Milan Fiere Hotel

L’ex B4 hotel mantiene le promesse per eventi caratterizzati da ottimi servizi, tecnologici e non

Era evoluzione che negli ultimi vent’anni ha caratterizzato il mondo del­l’hôtellerie internazionale ha determinato un cambiamento molto profondo in alcune tipologie di strutture recettive. La più evidente è quella che riguarda il cosiddetto segmento dei business hotel. Destinato in primo luogo a uomini e donne in viaggio per affari, abituati a cambiare albergo anche più volte alla settimana e in città diverse, i business hotel offrivano camere e servizi di qualità medio-alta, con spazi e arredi standardizzati, in cui fermarsi esclusivamente per dormire, per lo più vicino alle stazioni e agli aeroporti, obbligatoriamente dotati di parcheggi. Poi, via via, con l’affermarsi di una nuova cultura dell’abitare e la sperimentazione di nuovi servizi e modelli di ospitalità, si sono venuti a definire originali standard qualitativi che hanno preso in considerazione anche il pur poco tempo libero che l’ospite ha la sera, dopo la firma di un contratto, o in occasione di un congresso, di un meeting o di una presentazione aziendale. Ai primi posti delle offerte diventate indispensabili per essere scelti dal viaggiatore d’affari, c’è sicuramente la presenza di un Centro Benessere o di una SPA in cui sottoporsi a una seduta rigenerante, un massaggio o un trattamento cosmetico. Molto curata la gastronomia, che fa la differenza quando si cerca un albergo per tenere un convegno residenziale o un evento commerciale. L’hotel infatti si propone non solo e semplicemente come servizio ma come “meta” di un viaggio o di una sosta. È il caso del Voco Milan Fiere Hotel del IHG, con i suoi 21 piani e quasi cento metri di altezza, in prossimità dei poli fieristici Rho-Fiera e Fiera Milano City, nato per rivedere e rinnovare ogni obsoleta e antiquata definizione di business hotel, incarnando il concetto di “regeneration”: visione versatile dello spazio – ospitalità innovativa – magia di sapori – armonia e benessere – gaming – eventi sorprendenti. Visibile e riconoscibile esternamente di giorno, grazie al colore utilizzato nell’edificio, e di notte, per la sua suggestiva illuminazione, all’interno l’atmosfera appare subito magica tramite forme e colori che danno vita a un intenso coinvolgimento emotivo, legato all’ideazione e al segno dell’architetto Simone Micheli che ha curato tutto il progetto degli interni e illuminotecnico. Un’esperienza che inizia nel disvelamento dei suoi suggestivi spazi, contenuti in una struttura architettonica tecnologicamente avanzata che si articola in tre livelli interrati, destinati a parcheggio e spazi ricevimento, un corpo verticale di 16 piani e una piattaforma circolare di tre piani fuori terra adibita ad aree di ricevimento, e spazi per riunioni ed eventi di ogni tipo in grado di ospitare fino a 630 persone. Al piano terra la hall, gli spazi di attesa, di servizio e di intrattenimento nella lobby che collega i due livelli superiori di convegnistica, e l’area destinata alla ristorazione.

Chiusure degli hotel e licenziamenti tra crisi, ristrutturazioni e acquisti

La crisi non accenna a finire e molte strutture alberghiere in assenza di clienti preferiscono chiudere. Per ristrutturare. Ma intanto c’è chi compra…

Le città d’arte sono quelle che stanno pagando il prezzo più alto per la crisi del turismo e del settore congressuale. In particolare Roma, dove – secondo l’Ente bilaterale del turismo – ci sarebbero 8 mila posti di lavoro a rischio negli alberghi della Capitale. La veloce diffusione dei contagi nelle ultime settimane ha comportato molte disdette e la cancellazione delle poche manifestazioni, delle fiere e degli eventi in programma. Dei circa 1280 hotel cittadini almeno 350 non hanno mai riaperto da marzo 2020, e di questi molti probabilmente non riapriranno. A essere colpiti soprattutto gli alberghi di lusso, molti dei quali appaiono come abbandonati nonostante abbiano fatto la storia della capitale d’Italia. Hanno già chiuso il Majestic di Via Veneto, lo Sheraton Roma Hotel & Conference Center con le sue 640 camere, 30 sale adibite a convegni e conferenze che sono vuote dal 16 marzo 2020, Giorno in cui ha chiuso i battenti senza più riaprire. Prima in cassa integrazione e poi licenziati tutti i 164 dipendenti: addetti alle camere, operai, amministrativi, chef, prenotazioni e ricevimento oltre che segretari e front office manager. Si pensa che a breve chiuderà anche l’Hotel Cicerone, ma il rischio è che a breve altre strutture verranno definitivamente sbarrate. La chiusura del Fis (fondo integrazione salariale) al 31 dicembre 2021 non mette in ginocchio solo gli alberghi perché a essere risucchiate nella crisi sono anche le guide turistiche, i tour operator, le aziende dei grandi eventi, la ristorazione, i servizi al turismo, i taxi, gli Ncc, le aziende di pulizie, lavanderia e manutenzione. L’elenco delle aziende sull’orlo della chiusura è drammaticamente lungo. Nei due ultimi anni a Roma si è registrata una contrazione della domanda del -81,2%, con un conseguente taglio di oltre il 70% del valore della spesa turistica registrata nel 2019 e del 75% il fatturato delle imprese di settore. Un calo che ha avuto ripercussioni anche sul Pil nazionale con un -1,97%. Per il presidente dell’Associazione di categoria, Giuseppe Roscioli, “la recente chiusura di alcuni grandi alberghi, è solo la punta di un iceberg: tutto il mondo del turismo è ormai in cortocircuito” L’emergenza durerà ancora a lungo e per contrastarla si aspetta il ripristino della Cassa integrazione Covid, il sostegno alle aziende in affitto con il credito di imposta e quelle di proprietà con la sospensione della rata Imu. In questa fase serve bloccare i licenziamenti nel settore in particolare nelle città d’arte. In questo scenario s’inseriscono i sospetti che le società proprietarie degli hotel vogliano sfruttare le chiusure per realizzare lavori di ristrutturazione, restauro e ammodernamento che oggi vengono presentati come improcrastinabili. Dopo i lavori, che di norma possono durare anche uno o più anni, gli alberghi riapriranno al pubblico e le Società non avranno alcun obbligo con gli attuali dipendenti licenziati. Altro aspetto da considerare è l’interesse mostrato, nonostante la crisi, verso gli alberghi italiani. Bill Gates e il suo marchio di hôtellerie Four Seasons, proprietario di oltre 100 hotel e resort di lusso dislocati in 47 Paesi in tutto il mondo, hanno da poco comprato lo storico Danieli, il più antico hotel di Venezia, che sarà pronto nel 2024 ed ospiterà fino a 200 camere. L’acquisto segue la recente apertura del San Domenico a Taormina, acquistato nel 2016, e fa parte di un progetto più ampio, che vedrà forse intensificarsi la presenza del brand nell’ospitalità di lusso in Italia. Una strategia controcorrente che si basa su acquisti a prezzi di realizzo o su analisi predittive che a noi italiani sfuggono.