Che futuro attende le agenzie di viaggio tradizionali?

La crisi degli ultimi anni sta eliminando tante piccole realtà territoriali che già soffrivano della concorrenza dei grandi portali di prenotazione aeree e alberghiere. Come sopravvivere?

Solo quando la pandemia sarà un brutto ricordo si potrà stilare l’elenco dei settori economici che più hanno sofferto la crisi che all’improvviso si è abbattuta e ha travolto l’Italia e il mondo intero. Allora risulterà che le imprese del commercio e della ristorazione, della cultura, dei servizi, dei trasporti e del turismo occupano sicuramente e stabilmente, da almeno due anni, i primi posti. Quella delle agenzie di viaggio e dei tour operator è una specifica categoria in crisi, anche perché stava già vivendo un momento di diffoltà, sotto attacco a causa della trasformazione digitale dei modelli di acquisto dei viaggi e delle vacanze. Solo in Italia stiamo parlando di oltre 13 mila imprese e ottantamila addetti che corrono il rischio di chiudere e rimanere definitivamente a casa. L’intero comparto del turismo organizzato è rimasto quasi bloccato per lunghi periodi, in pratica, durante tutta la pandemia. Il settore, pre-covid, generava un volume d’affari di oltre 13 miliardi l’anno, un vlume di affari che gli interventi e sostegni governativi non sono evidentemente stati in grado di ripristinare. Da tempo le principali associazioni del comparto Astoi, Fiavet, Fto-Confcommercio, Assoviaggi-Confesercenti, Aidit e Maavi, si sono coordinate per affrontare in maniera unitaria la crisi e per gridare con una sola voce che il tempo è ormai scaduto. Neanche il minimo risveglio del mercato registrato prima che la terza ondata del Covid ributtasse il paese nel panico, sarebbe bastato a ridare energia alle tante piccole e grandi agenzie di viaggio sparse sul territorio nazionale ma, almeno, si era aperto uno spiraglio in uno scenario dalle prospettive a dir poco catastrofiche. Il settore infatti, ha visto un crollo di 3 miliardi di euro nel 2020 e ha chiuso il 2021 in una situazione ancora peggiore, probabilmente intorno ai 2,5 miliardi di ricavi, con una riduzione superiore all’80%. Sono scesi quasi a zero i viaggi degli italiani verso l’estero che nel 2021 hanno manifestato una flessione superiore al 92% a causa della chiusura di quasi tutte le mete extra Ue.

Anche il business travel ha perso tre quarti del suo giro d’affari e il settore eventi ha registrato un tonfo dell’80%. Grandi le difficoltà per l’incoming organizzato che è crollato l’assenza di stranieri con un calo del 54,6%, mentre il turismo scolastico è stato completamente azzerato per il terzo anno consecutivo. Queste le cifre segnalate dagli operatori che chiedono con urgenza nella legge di bilancio la proroga almeno fino a giugno 2022 della CIG covid che è scaduta il 31 dicembrescorso, e il rifinanziamento del fondo ad hoc per agenzie viaggio e tour operator con almeno altri 500 milioni di euro. Agenzie di viaggio e tour operator pensano che anche l’estensione del credito d’imposta sulle locazioni commerciali e affitto d’azienda fino al 30 giugno 2022 potrebbe rappresentare una goccia nel mare della crisi. Ci si aspetta che a breve si possano aggiungere, con l’ampliamento della platea vaccinale, la rimozione del divieto di viaggiare per Turismo e un ricorso maggiore a protocolli di sicurezza efficaci, in maniera da premiare i viaggiatori immunizzati, e non ultimo, interventi di natura finanziaria con la creazione di un prestito ponte di almeno 24 mesi a tasso zero per consentire alle imprese di rimborsare i voucher viaggio non utilizzati che scadranno a breve. A fronte di una perdita del settore che in in 20 mesi ha raggiunto circa 20,5 miliardi, non è solo una questione relativa alla quantità di aiuti governativi previsti – il Governo ha finora stanziato meno di 700 milioni – ma anche dei tempi con cui gli aiuti sono arrivati, apparentemente con il contagocce, tant’è che ci sono ancora decine di milioni da distribuire. Il quadro è certamente molto negativo ma ad onor del vero, lo Stato italiano per Tour operator e agenzie di viaggio ha già speso molto di più, visto che dall’inizio della pandemia è stato fatto ricorso a un uso massiccio degli ammortizzatori sociali con la quasi totalità delle imprese con il personale in cassa integrazione al 100%. Non bisogna infatti dimenticare che il 98% delle aziende non sarebbe stato in grado di coprire il costo del lavoro senza ammortizzatori e più dell’80% ha pensato di fare licenziamenti. Certamente i dati e gli scenari futuri sono estremamente preoccupanti soprattutto poiché nel comparto delle agenzie turistiche, il 70% degli occupati sono donne, circa 60mila, cui questa crisi se dovesse prolungarsi a lungo farebbe perdere il lavoro. In questa maniera si butta all’ortica non solo l’occupazione, ma anche tanta professionalità e numerose imprese in rosa. 9

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