Il settore della ristorazione e degli eventi è visto come non essenziale

In questo periodo si è molto parlato dei danni subiti dai proprietari degli alberghi a causa della pandemia. Meno attenzione è stata rivolta a chi si occupa di ristorazione e catering. Ne parliamo con Luciano Spigaroli, presidente dell’Unione Ristoratori del Buon RicordoIl primo grido d’allarme l’abbiamo lanciato a marzo 2020 per evidenziare con forza l’assoluta criticità del settore e la mancanza di chiari e concreti interventi e linee guida che potessero scongiurare il tracollo dell’intero comparto. Perché, dopo oltre un anno di chiusure a singhiozzo, il mondo della ristorazione italiana di qualità è esausto. Sono tanti i mesi trascorsi dall’inizio della pandemia, durante i quali la nostra categoria ha accettato di chiudere a ripetizione le proprie attività in nome della salute. Noi ristoratori abbiamo un cuore e lo abbiamo dimostrato. Le briciole dei ristori, quando sono arrivate, sono state proprio tali. Abbiamo accettato anche il gioco dei colori, delle aperture e chiusure. Purtroppo la realtà dei fatti ha dimostrato che non erano i locali pubblici i portatori di contagi. Tutti sappiamo che pranzare in un ristorante è più sicuro che farlo in una mensa aziendale. Allo stesso modo non posso credere che siano meno pericolose le resse nei supermercati e l’affollamento dei posti di lavoro. Ci è voluto del tempo ma tutti ora, noi e i nostri clienti, abbiamo capito che la scelta di chiudere determinati settori è stata una scelta di comodo. Guarda caso sono i settori nei quali è unanimamente riconosciuta la professionalità e la passione per il proprio lavoro. Settori abituati ad abbassare la testa e lavorare. In nome degli ultimi governi si è deciso e pensato che avremmo digerito ogni cosa, lamentandoci, scrollando la testa ma poi rifugiandoci, per la sopravvivenza, in forme economicamente inutili come asporto e delivery. Con il risultato che tanti di noi sono arrivati alla canna del gas! La crisi sembra passata. Come sarà la ristorazione italiana post Covid? Questa è una domanda a cui è difficile dare una risposta per vari motivi. In primis perché nonostante si sia ricominciato a lavorare, la via della ripartenza e del ritorno alla normalità è sempre incerta. Secondo perché la normalità che apparentemente stiamo vivendo è diversa da quella che conoscevamo. La ristorazione in genere e con lei tutto il comparto eventi, ha subito uno strappo davvero importante nell’ultimo anno. A parte i danni economici chiari a tutti con perdite dal 50 al 90%, il fatto che il settore della ristorazione in genere e degli eventi sia stato considerato come “non essenziale” ha avuto e avrà ancora strascichi, al momento, ancora non immaginabili.

Ristorante Manuelina

Ci sono state molte chiusure, ma si tornerà a investire? Negli ultimi anni vi era un vero e proprio proliferare di nuove energie, sia in termini di materiale umano che di capitali verso il nostro mondo, ora però, tutte le certezze che avevamo prima, in pochi mesi, sono naufragate. Le fughe di forza lavoro che oggi registriamo sono notevoli. E come non capire le nuove generazioni. Chi vuole rischiare il proprio futuro indirizzandosi verso un settore che da un momento all’altro potrebbe essere rimesso in lock down? Lo stesso discorso vale per i grandi investitori? Più o meno la situazione e la domanda sono analoghe: se la sentiranno di tornare a investire milioni di euro in attività che potrebbero essere sospese in un battibaleno? In altre parole, il destino e il successo delle vostre attività commerciali non dipendono dalle vostre capacità e bravura… Penso che questo sia il problema più grave che dovremo affrontare nei prossimi anni. Tutti noi professionisti dell’accoglienza dovremo prendere una posizione, confrontandoci con chi è in grado di decidere il nostro destino. Perché oggi non basta più essere i migliori al mondo, sforzandoci di dare il meglio nei nostri locali e nei nostri servizi, dalla semplice trattoria familiare al grande evento internazionale. Forse dovremmo invece essere molto più bravi nel riuscire ad avere una voce comune, forte e rispettata. Non chiederti cosa il tuo Paese potrà fare per te, chiediti cosa tu potrai fare… Si ricorda questa frase? Certo, non bisogna dimenticarlo. Dovremo essere noi i primi a garantire comportamenti consoni all’importante ruolo che ricopriamo nella vita del nostro bel paese. La ristorazione ha sempre lavorato a testa bassa nelle proprie botteghe, e forse è stato un errore non farsi sentire abbastanza dalla politica: dovremo alzare il tiro e far capire la nostra importanza nel generare prodotto interno lordo e, soprattutto, un’ottima reputazione riconosciuta in tutto il mondo. Ce la farete? Non ho una risposta per lei. Questo è il dubbio che ci toglie il sonno, ma noi dell’Unione Ristoranti del Buon Ricordo ci crediamo e siamo pronti a dare l’esempio.

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